Ustica, la Francia apre i suoi archivi: cosa dicono le sentenze e cosa resta da scoprire

Dopo 46 anni, l’apertura della Francia spinge la Procura a chiedere nuovi accertamenti. Il giudice prende tempo, i familiari chiedono nuove rogatorie.

Aggiornato: 4 min di lettura

Danilo Supino

Data journalist

Data journalist specializzato in economia, società e analisi sportive. Spiega la realtà con grafici, mappe e dataviz.

La Procura di Roma vuole proseguire gli accertamenti sulla strage di Ustica. Nell’udienza di oggi 30 settembre, il procuratore capo Francesco Lo Voi ha chiesto il ritiro della richiesta di archiviazione dell’indagine contro ignoti, dopo la disponibilità della Francia a trasmettere la documentazione in suo possesso. Il gip Livio Sabatini si è riservato di decidere: il provvedimento sarà comunicato successivamente alle parti.

Per Lo Voi, la collaborazione annunciata da Parigi apre nuove prospettive investigative. Quarantasei anni dopo la morte delle 81 persone a bordo del DC-9 Itavia, resta da capire quali accertamenti potranno essere compiuti e quali risposte arriveranno dalle autorità francesi.

La sera del 27 giugno 1980, dal decollo alle ricerche

Il DC-9 I-TIGI della compagnia Itavia doveva partire da Bologna alle 18.30 per raggiungere Palermo. Decolla invece alle 20.08, con circa un’ora e quaranta minuti di ritardo. A bordo ci sono 81 persone, fra passeggeri ed equipaggio. L’aereo procede verso sud lungo la rotta assegnata, attraversando lo spazio aereo controllato da Roma e dirigendosi verso il Tirreno. Non vengono segnalate anomalie durante il volo.

Alle 20.56 il comandante Domenico Gatti comunica a Roma Controllo il prossimo arrivo. Il DC-9 si trova a circa 7.500 metri di quota e prosegue verso Palermo. Tre minuti più tardi, alle 20.59 e 45 secondi, la sua traccia scompare dagli schermi radar del centro di controllo di Roma. L’aereo precipita nel tratto di mare compreso fra Ponza e Ustica, lontano dalla destinazione. Nessun messaggio di emergenza aveva preannunciato il disastro.

 

Show more

 

I tentativi di ristabilire il contatto non ottengono risposta. Alle 21.21 il centro radar militare di Marsala segnala il mancato arrivo del volo al centro della Difesa aerea di Martina Franca, in Puglia; un minuto dopo partono le procedure di soccorso. I primi elicotteri decollano alle 21.55, mentre navi e pescherecci vengono indirizzati verso la zona della probabile caduta. I resti dell’aereo vengono avvistati alle 7.05 del 28 giugno. Le ricerche proseguono nei giorni successivi vengono recuperati 39 corpi, parti del velivolo e alcuni bagagli.

Ustica, le tappe delle indagini e delle sentenze

Alle 20.59 e 45 secondi del 27 giugno 1980 il DC-9 Itavia scompare dai radar durante il volo da Bologna a Palermo. Non è arrivata alcuna richiesta di aiuto. L’aereo precipita nel Tirreno, tra Ponza e Ustica, con 81 persone a bordo. Le ricerche cominciano quella sera; i primi resti vengono avvistati soltanto all’alba del giorno dopo.

La prima risposta sulle possibili cause tarda quasi nove anni. Il 16 marzo 1989 un collegio di periti consegna una relazione che attribuisce il disastro a un missile esploso vicino alla parte anteriore del velivolo. I periti precisano però di non avere elementi sufficienti per identificarne il tipo, la provenienza o chi lo abbia lanciato. Le indagini proseguono tra perizie e analisi dei tracciati radar. Il 31 agosto 1999 il giudice Rosario Priore conclude l’istruttoria: ricostruisce uno scenario di azione militare e dispone il rinvio a giudizio di ufficiali dell’Aeronautica. Non è ancora una sentenza di condanna, né identifica gli autori dell’abbattimento.

Il processo penale si concentra sulle condotte contestate ai vertici dell’Aeronautica dopo la caduta dell’aereo. La Corte d’assise di Roma pronuncia la decisione di primo grado il 30 aprile 2004. In appello, il 15 dicembre 2005, Lamberto Bartolucci e Franco Ferri vengono assolti dall’accusa rimasta a loro carico. Il 10 gennaio 2007 la Cassazione rende definitive le assoluzioni. A ventisette anni dal disastro, quel processo si chiude senza individuare chi abbia causato la morte dei passeggeri e dell’equipaggio.

Intanto i familiari percorrono la strada dei tribunali civili. Il 10 settembre 2011 il Tribunale di Palermo condanna i ministeri della Difesa e dei Trasporti a risarcire un gruppo di parenti delle vittime. La Cassazione, con la sentenza n. 1871 del 28 gennaio 2013, conferma la responsabilità risarcitoria dei ministeri nel giudizio esaminato. Affronta anche l’obiezione dello Stato alla ricostruzione del missile accolta in appello e la giudica adeguatamente motivata. È un accertamento civile, che non attribuisce il lancio a un pilota o a un Paese.

Show more

 

Nello stesso anno arriva un’altra pronuncia, relativa a una domanda diversa. Il 22 ottobre 2013, con la sentenza n. 23933, la Cassazione dispone un nuovo esame della causa sui danni subiti dalla compagnia Itavia. La vicenda giudiziaria ha dunque prodotto decisioni sui risarcimenti e sulla sicurezza del volo, mentre l’identità di chi provocò la caduta del DC-9 resta da accertare.

Il 30 settembre 2026 la disponibilità della Francia a collaborare porta la Procura di Roma a chiedere il ritiro della richiesta di archiviazione. Lo Voi presenta l’istanza in udienza, ma il gip si riserva di decidere. Il procedimento riguarda due fascicoli contro ignoti, aperti nel 2008 e nel 2022 e successivamente riuniti.

La decisione del giudice e le nuove richieste alla Francia

Il prossimo passaggio è la decisione del gip sull’istanza presentata dalla Procura. Il giudice si è riservato e comunicherà il provvedimento alle parti: l’udienza del 30 settembre si è quindi conclusa senza una decisione immediata.

C’è poi una distinzione da chiarire sui documenti francesi. All’uscita dal tribunale, Alessandro Gamberini, avvocato dei familiari delle vittime, ha spiegato che la documentazione era già stata trasmessa e che non si aspetta novità da quelle carte. La prospettiva indicata dal legale è avviare ulteriori accertamenti e individuare domande precise da rivolgere alla Francia attraverso nuove rogatorie.

I familiari chiedono inoltre che il magistrato incaricato possa dedicarsi al caso a tempo pieno, per studiare gli atti e preparare le nuove richieste. L’apertura di Parigi offre dunque una possibilità di collaborazione da verificare nel lavoro investigativo. Non consente ancora di affermare che siano emerse nuove prove su chi causò la distruzione del DC-9.

 

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963