Ustica, la Francia apre i suoi archivi: cosa dicono le sentenze e cosa resta da scoprire

Alle 20.59 del 27 giugno 1980 il DC-9 sparì dai radar. Quarantasei anni dopo, i documenti promessi dalla Francia potrebbero riaprire la domanda rimasta senza risposta: chi lo ha abbattuto?

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Danilo Supino

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La Francia si è detta disponibile a trasmettere all’Italia documenti sulla strage di Ustica, compresi atti del suo ministero della Difesa. La comunicazione arriva alla vigilia dell’udienza del 30 settembre 2026, quando il giudice dovrà esaminare la richiesta di archiviazione dell’indagine della Procura di Roma contro ignoti. Secondo le notizie diffuse ieri, i magistrati valutano di ritirare quella richiesta per compiere nuovi accertamenti. I documenti francesi, però, devono ancora essere acquisiti e studiati. Ricapitoliamo cosa accadde la sera di quel 27 giugno 1980 e dove

La sera del 27 giugno 1980, dal decollo alle ricerche

Il DC-9 I-TIGI della compagnia Itavia doveva partire da Bologna alle 18.30 per raggiungere Palermo. Decolla invece alle 20.08, con circa un’ora e quaranta minuti di ritardo. A bordo ci sono 81 persone, fra passeggeri ed equipaggio. L’aereo procede verso sud lungo la rotta assegnata, attraversando lo spazio aereo controllato da Roma e dirigendosi verso il Tirreno. Non vengono segnalate anomalie durante il volo.

Alle 20.56 il comandante Domenico Gatti comunica a Roma Controllo il prossimo arrivo. Il DC-9 si trova a circa 7.500 metri di quota e prosegue verso Palermo. Tre minuti più tardi, alle 20.59 e 45 secondi, la sua traccia scompare dagli schermi radar del centro di controllo di Roma. L’aereo precipita nel tratto di mare compreso fra Ponza e Ustica, lontano dalla destinazione. Nessun messaggio di emergenza aveva preannunciato il disastro.

 

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I tentativi di ristabilire il contatto non ottengono risposta. Alle 21.21 il centro radar militare di Marsala segnala il mancato arrivo del volo al centro della Difesa aerea di Martina Franca, in Puglia; un minuto dopo partono le procedure di soccorso. I primi elicotteri decollano alle 21.55, mentre navi e pescherecci vengono indirizzati verso la zona della probabile caduta. I resti dell’aereo vengono avvistati alle 7.05 del 28 giugno. Le ricerche proseguono nei giorni successivi vengono recuperati 39 corpi, parti del velivolo e alcuni bagagli.

Ustica, le tappe delle indagini e delle sentenze

Alle 20.59 e 45 secondi del 27 giugno 1980 il DC-9 Itavia scompare dai radar durante il volo da Bologna a Palermo. Non è arrivata alcuna richiesta di aiuto. L’aereo precipita nel Tirreno, tra Ponza e Ustica, con 81 persone a bordo. Le ricerche cominciano quella sera; i primi resti vengono avvistati soltanto all’alba del giorno dopo.

La prima risposta sulle possibili cause tarda quasi nove anni. Il 16 marzo 1989 un collegio di periti consegna una relazione che attribuisce il disastro a un missile esploso vicino alla parte anteriore del velivolo. I periti precisano però di non avere elementi sufficienti per identificarne il tipo, la provenienza o chi lo abbia lanciato. Le indagini proseguono tra perizie e analisi dei tracciati radar. Il 31 agosto 1999 il giudice Rosario Priore conclude l’istruttoria: ricostruisce uno scenario di azione militare e dispone il rinvio a giudizio di ufficiali dell’Aeronautica. Non è ancora una sentenza di condanna, né identifica gli autori dell’abbattimento.

Il processo penale si concentra sulle condotte contestate ai vertici dell’Aeronautica dopo la caduta dell’aereo. La Corte d’assise di Roma pronuncia la decisione di primo grado il 30 aprile 2004. In appello, il 15 dicembre 2005, Lamberto Bartolucci e Franco Ferri vengono assolti dall’accusa rimasta a loro carico. Il 10 gennaio 2007 la Cassazione rende definitive le assoluzioni. A ventisette anni dal disastro, quel processo si chiude senza individuare chi abbia causato la morte dei passeggeri e dell’equipaggio.

Intanto i familiari percorrono la strada dei tribunali civili. Il 10 settembre 2011 il Tribunale di Palermo condanna i ministeri della Difesa e dei Trasporti a risarcire un gruppo di parenti delle vittime. La Cassazione, con la sentenza n. 1871 del 28 gennaio 2013, conferma la responsabilità risarcitoria dei ministeri nel giudizio esaminato. Affronta anche l’obiezione dello Stato alla ricostruzione del missile accolta in appello e la giudica adeguatamente motivata. È un accertamento civile, che non attribuisce il lancio a un pilota o a un Paese.

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Nello stesso anno arriva un’altra pronuncia, relativa a una domanda diversa. Il 22 ottobre 2013, con la sentenza n. 23933, la Cassazione dispone un nuovo esame della causa sui danni subiti dalla compagnia Itavia. La vicenda giudiziaria ha dunque prodotto decisioni sui risarcimenti e sulla sicurezza del volo, mentre l’identità di chi provocò la caduta del DC-9 resta da accertare.

Il 28 settembre 2026 si apre un possibile nuovo capitolo. La Francia comunica la disponibilità a trasmettere documenti sull’accaduto. La notizia arriva due giorni prima dell’udienza sulla richiesta di archiviazione dell’indagine romana contro ignoti. Quelle carte potrebbero aiutare a ricostruire il traffico aereo di quella sera. È da lì, e dalla decisione del giudice del 30 settembre, che si capirà se l’inchiesta potrà avanzare ancora.

Che cosa può cambiare con i documenti francesi

Quindi domani, nell’udienza del 30 settembre occorrerà verificare se la Procura ritirerà formalmente la richiesta di archiviazione e quali accertamenti saranno disposti. Il secondo riguarda i documenti annunciati dalla Francia. La disponibilità a consegnarli non permette ancora di conoscerne il contenuto né di stabilire se risponderanno alle richieste già rivolte dagli investigatori italiani alle autorità straniere.

Ci sono alcune domande, però, alle quali le sentenza di risarcimento non hanno dato risposta. Quali velivoli erano presenti, a chi appartenevano e chi causò la distruzione del DC-9? Per questo i fascicoli francesi sono una possibile nuova fonte di prova.

 

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