Bustine di ketchup e maionese vietate, cosa dice il Regolamento Ue sugli imballaggi

Bustine monodose di salse e condimenti: quando scatta realmente il divieto UE. Cosa prevede sugli imballaggi e cosa succede prima

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

È vera solo in parte la notizia del divieto dal 2026, di bustine di ketchup, maionese, zucchero e affini, in versione monodose, in bar e ristoranti. Dalla lettura integrale del testo ufficiale del Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (Packaging and Packaging Waste Regulation, PPWR) emerge, infatti, una  diversa articolazione del divieto, con tempistiche più lunghe e regole più complesse del semplice stop ai condimenti monoporzione.

La vera scadenza delle bustine monodose

Il primo elemento da chiarire riguarda le date. L’entrata in vigore generale del Regolamento PPWR è prevista circa 18 mesi dopo l’approvazione definitiva, quindi indicativamente a metà del 2026. Questo passaggio ha portato in molti a ritenere quell’anno come il momento in cui le bustine monodose sarebbero state vietate.

In realtà, l’Articolo 22 del Regolamento, in combinazione con l’Allegato V, stabilisce che i divieti più rilevanti per il settore della ristorazione entreranno in vigore dal 1° gennaio 2030. Il legislatore europeo ha infatti previsto un periodo transitorio più lungo per consentire agli operatori del comparto HORECA – acronimo di hotellerie, restaurant e café – di adeguarsi senza effetti immediati sull’organizzazione del servizio.

Cosa prevede il regolamento per le bustine di ketchup e maionese

Il riferimento normativo che riguarda direttamente le bustine monodose è il punto 4 dell’Allegato V del Regolamento. Qui viene indicato il divieto di utilizzo, nel settore ristorazione, di imballaggi in plastica monouso destinati a contenere singole porzioni di prodotti alimentari.

Le restrizioni coinvolgono, in particolare, condimenti e salse come ketchup, maionese, senape, olio e aceto, ma anche zucchero, dolcificanti, conserve e creme. L’obiettivo dichiarato è ridurre la produzione di micro-rifiuti plastici difficili da riciclare e incentivare l’adozione di soluzioni alternative, come dispenser ricaricabili o contenitori condivisi.

Il divieto non è generalizzato. Il testo del Regolamento chiarisce che le bustine monodose resteranno consentite in due ambiti specifici: l’asporto e il delivery, dove il dosaggio individuale è considerato funzionale al servizio, e le strutture sanitarie, come ospedali e case di cura, in cui le monoporzioni rispondono a esigenze igieniche e mediche.

Dal 2026 materiali alternativi

Se il 2026 non segna la fine delle bustine, rappresenta comunque una data importante per un altro aspetto meno visibile ma rilevante dal punto di vista sanitario. A partire da 18 mesi dall’entrata in vigore del Regolamento, non potranno più essere immessi sul mercato imballaggi a contatto con alimenti che contengano PFAS oltre le soglie consentite.

I PFAS, sostanze per- e polifluoroalchiliche, sono composti chimici utilizzati per rendere carta e plastica resistenti a grassi e liquidi. Sono noti per la loro persistenza nell’ambiente e negli organismi viventi e vengono spesso definiti “inquinanti eterni”. Questo significa che, tra il 2026 e il 2030, le bustine ancora in uso dovranno essere realizzate con materiali alternativi, privi di queste sostanze.

Gli altri divieti dal 2030

I divieti non si limitano alle bustine di condimenti. Dal 1° gennaio 2030 sono previsti ulteriori divieti che riguardano diversi oggetti di uso quotidiano. Tra questi rientrano le confezioni monouso in plastica per shampoo, bagnoschiuma e sapone negli hotel, i cosiddetti mini flaconi, che dovranno essere sostituiti da dispenser ricaricabili.

Sempre dal 2030 sarà vietato l’uso di plastica monouso per confezionare porzioni inferiori a 1,5 chilogrammi di frutta e verdura fresca, salvo casi specifici di rischio documentato di deterioramento. Nei bar e ristoranti non sarà inoltre più possibile servire cibi e bevande con piatti, tazze e bicchieri monouso in plastica per il consumo sul posto.

Secondo la Commissione europea, queste misure rientrano in una strategia più ampia che punta a ridurre del 15% i rifiuti di imballaggio pro capite entro il 2040 rispetto ai livelli del 2018, limitando gli imballaggi superflui e aumentando la riciclabilità e l’uso di materiali riciclati. Per il settore della ristorazione, il cambiamento sarà graduale, ma strutturale, con un ripensamento complessivo delle modalità di servizio e dei materiali utilizzati.

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