Niente stop alle auto a benzina, svolta Ue sulle auto elettriche nel 2035

La Commissione Ue prepara una svolta sul Green Deal auto: stop al divieto totale dei motori termici dal 2035 e nuove regole su emissioni

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

Dopo settimane di rinvii e negoziati complessi, la Commissione europea è pronta a presentare il nuovo pacchetto sull’automotive, destinato a modificare in modo rilevante l’impianto originario del Green Deal. Il punto centrale riguarda il regolamento sulle emissioni di CO₂ delle auto, con una possibile revisione dell’obiettivo fissato al 2035. L’ipotesi più accreditata è l’abbandono del taglio del 100% delle emissioni, sostituito da un target di riduzione del 90%, che riaprirebbe lo spazio per alcune motorizzazioni tradizionali anche oltre quella data.

Dallo stop totale alla neutralità tecnologica

La normativa approvata negli anni scorsi non vietava formalmente la vendita di auto a benzina e diesel dal 2035, ma imponeva limiti alle emissioni di flotta tali da rendere di fatto possibile solo l’immissione sul mercato di veicoli a zero emissioni. La revisione in arrivo cambierebbe questo schema, introducendo il principio di neutralità tecnologica. In base a questo approccio, sostenuto in particolare da Italia e Germania, spetterebbe ai costruttori scegliere le soluzioni più efficaci per ridurre la CO₂, senza un vincolo esclusivo sull’elettrico.

Secondo le anticipazioni, una riduzione del 90% delle emissioni rimarrebbe un obiettivo molto ambizioso, ma consentirebbe una transizione più graduale per l’industria automobilistica europea, oggi alle prese con costi elevati, margini ridotti e una concorrenza internazionale sempre più forte.

Quali tecnologie restano sul mercato

Nel nuovo quadro regolatorio troverebbero spazio diverse soluzioni alternative. Oltre alle auto elettriche, potrebbero continuare a essere ammesse le ibride plug-in, i veicoli elettrici con range extender e i modelli alimentati con biocarburanti o carburanti sintetici. L’idea non è quella di fissare una nuova data per lo stop totale ai motori termici, ma di adottare un sistema strutturalmente diverso, basato su compensazioni delle emissioni residue lungo l’intera filiera produttiva.

Accanto alla revisione degli standard sulle emissioni, la Commissione starebbe valutando l’introduzione di un meccanismo di incentivazione tramite supercrediti. In pratica, ai costruttori verrebbe consentito di attribuire un peso maggiore, ai fini del calcolo delle emissioni medie di flotta, alle auto elettriche di piccole dimensioni. La misura avrebbe l’obiettivo di stimolare la produzione e la diffusione di city car elettriche, rendendo più accessibile la mobilità a zero emissioni e sostenendo al tempo stesso l’industria europea.

Un compromesso ancora aperto

Il pacchetto sull’automotive non dovrebbe rappresentare un compromesso definitivo. Sul tavolo restano anche misure industriali, come incentivi alla produzione in Europa, una strategia dedicata alle batterie e una nuova categoria normativa per le utilitarie elettriche con requisiti semplificati. Un capitolo specifico riguarda inoltre le flotte aziendali, su cui permangono divergenze tra chi chiede obiettivi vincolanti e chi preferisce semplici raccomandazioni.

Le posizioni tra gli Stati membri restano distanti. Germania, Italia e alcuni Paesi dell’Est Europa spingono per una maggiore flessibilità, mentre Francia, Spagna e i Paesi nordici difendono l’impianto originario, sottolineando il rischio di penalizzare chi ha già investito massicciamente nell’elettrico e nella filiera delle batterie.

La revisione anticipata del Green Deal nasce anche dalle pressioni dell’industria automobilistica. Molti costruttori europei stanno affrontando una transizione più lenta del previsto verso l’elettrico, con difficoltà legate ai costi delle batterie, alle infrastrutture di ricarica e alla redditività dei modelli a zero emissioni. In questo contesto, una maggiore flessibilità normativa viene vista come uno strumento per tutelare occupazione e competitività.

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