Con la legge di Bilancio 2027 il Governo si prepara a immaginare una nuova evoluzione per la Carta del docente, che si prepara a trasformarsi in una più generale Carta dei Servizi. A questo punto non sarebbe più un’agevolazione dedicata al solo personale educante ma riguarderebbe tutti i lavoratori del comparto Scuola.
Il progetto del Ministero dell’Istruzione e del Merito è quello di strutturare un Piano Welfare integrato, che metta insieme agevolazioni sanitarie, diritto alla mobilità e formazione permanente.
Indice
Come funziona la nuova Carta dei Servizi
Attualmente il Piano Welfare per la Scuola mette a disposizione di docenti, personale Ata, educatori e dirigenti scolastici una serie di agevolazioni e convenzioni già operative, a partire dall’assicurazione sanitaria.
Con la Legge di Bilancio 2027, la vecchia Carta del docente smetterebbe di essere un beneficio dedicato al solo personale docente e confluirebbe all’interno di una più generale Carta dei servizi, una piattaforma unica che non si occupa di dare sostegno economico e personale solo ai docenti ma anche al resto del personale scolastico.
Tra i principali ambiti compresi e integrabili figurano:
- sconti e convenzioni per gli spostamenti e l’acquisto di abbonamenti per i mezzi di trasporto;
- agevolazioni per l’assistenza sanitaria integrativa e forme di tutela per gli infortuni;
- sconti dedicati all’acquisto di beni di prima necessità, tecnologia e servizi per la persona;
- la possibilità di continuare ad acquistare libri, riviste, corsi di aggiornamento, iscrizioni a master e ingressi a teatri o musei.
Quali docenti hanno diritto alla misura
Attualmente, la platea dei beneficiari della Carta del docente comprende tutti gli insegnanti di ruolo a tempo indeterminato e, a seguito delle modifiche legislative e delle pronunce della giurisprudenza, anche i docenti precari con contratto annuale.
La questione di professori e maestri a tempo determinato è stata al centro di una lunga battaglia legale. Inizialmente la legge 107/2015 riservava l’accesso ai soli titolari di cattedra fissa. Ma la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, la Corte di Cassazione e il Consiglio di Stato, all’unanimità seppur in tempi diversi, hanno stabilito che l’esclusione dei precari costituisce una discriminazione illegittima. Gli incaricati annuali svolgono le medesime mansioni dei docenti di ruolo e sono soggetti agli stessi doveri di aggiornamento professionale, motivo per cui hanno lo stesso diritto di ricevere un sostegno economico per la propria formazione.
Cosa cambia per i precari
Restano invece tuttora esclusi dalla fruizione automatica i supplenti con contratti brevi e saltuari, le cosiddette supplenze temporanee per sostituzioni di poche settimane. Per questa categoria non è previsto alcun accredito, anche se diversi tribunali del lavoro stanno accogliendo i ricorsi dei singoli insegnanti per la quota proporzionale ai mesi di servizio prestati.
Importo del bonus e platea dei beneficiari
Uno dei nodi centrali resta il valore economico del contributo. Il bonus per la formazione, nato con un valore originario di 500 euro previsto dalla legge 107/2015, è sceso a 383 euro nel 2025 in seguito all’allargamento della platea ai contratti a tempo determinato.
Per quest’anno scolastico si stima un’ulteriore contrazione, con una cifra che potrebbe attestarsi intorno ai 370 euro per singolo beneficiario, proprio a causa dell’allargamento dei destinatari al personale Ata, educatori e dirigenti scolastici. La somma esatta verrà comunque ufficializzata con apposito decreto interministeriale entro il 30 gennaio 2027.