Concessioni balneari, il bando tipo del Mit: cosa cambia per le spiagge

Il Mit ha messo a punto il bando tipo per le gare sulle spiagge: concessioni fino a 20 anni, indennizzi e canone rivisto, gare entro il 2027

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Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

Un passo molto importante è stato compiuto per uno dei dossier più controversi nel rapporto tra Italia ed Europa. Parliamo delle concessioni balneari, in merito alle quali si sta raggiungendo una sorta di “resa dei conti”.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha messo a punto una guida che servirà a tutti i Comuni e Regioni per organizzare le gare in vista della scadenza dei titoli, che è fissata per il 30 settembre 2027. Si precisa che le procedure dovranno essere avviate entro e non oltre il 30 giugno 2027. Il testo è però ancora in bozza e dovrà passare dalla Conferenza unificata Stato-Regioni per l’approvazione definitiva. Ecco cosa prevede.

Il bando del Mit

Il documento del Mit è nato come una sorta di “istruzioni per l’uso” per gli enti locali. Questi dovranno bandire le gare per l’assegnazione delle spiagge. L’obiettivo è uniformare le procedure per l’intero territorio italiano, evitando che ogni Comune proceda in ordine sparso.

La bozza ha raggiunto il traguardo dopo una consultazione che ha coinvolti le associazioni di categoria e settore, ma non è finita. Come detto, infatti, è ora attesa dalla Conferenza unificata, in seguito alla quale ci sarà un netto stop o il definitivo via libera. Un passaggio atteso da anni dagli operatori balneari, che chiedono regole chiare prima di mettere a gara le proprie attività.

Al tempo stesso si tratta di una svolta molto attenzionata dal pubblico, che spera in controlli più severi e in una svolta radicale nella gestione del mare come bene comune.

Durata, lotti e limiti di partecipazione

Uno degli aspetti cardine è la durata delle nuove concessioni, che potrà arrivare fino a 20 anni. Un orizzonte pensato per consentire agli operatori di ammortizzare gli investimenti. Il testo definisce inoltre la nuova mappa dei lotti, ovvero il modo in cui le aree demaniali verranno suddivise e poi messe a gara.

Al tempo stesso va a introdurre dei limiti di partecipazione. In questo caso l’obiettivo è quello di evitare che pochi soggetti riescano a concentrare nelle proprie mani un numero eccessivo di concessioni.

Gli indennizzi previsti

Altro capitolo del quale si è molto discusso è quello degli indennizzi. Quanto spetta, dunque, ai concessionari uscenti. Il bando tipo prevede un riconoscimento economico per chi, pur avendo investito negli anni, non dovesse aggiudicarsi la nuova gara.

Il valore dell’indennizzo in questione sarà stabilità sulla base di una perizia, dunque di caso in caso. In questo modo si procederà a quantificare gli investimenti e il valore dell’azienda. Un nodo cruciale, perché da qui passa gran parte della sostenibilità economica della riforma per le famiglie di operatori del settore.

Il canone e lo scontro con l’UE

C’è poi da parlare del canone, ovvero di quanto i concessionari dovranno pagare allo Stato per lo sfruttamento delle spiagge. Il documento rivede il tutto, introducendo anche una componente variabile. Un sistema rivisto che va a inserirsi nella lunga partita disputata con l’Unione europea.

Da tempo infatti l’Europa chiede all’Italia di aprire il mercato delle concessioni alla concorrenza, applicando di fatto la direttiva Bolkestein. Con il bando tipo e la scadenza del 2027, il nostro Paese prova dunque a chiudere una vicenda che va trascinandosi da oltre un decennio.

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