Reddito di cittadinanza, il Covid fa aumentare i beneficiari (ma molti sono a rischio)

Secondo i dati INPS, il numero di chi percepisce il reddito di cittadinanza è cresciuto del 17% nei primi otto mesi dell'anno

Che negli ultimi mesi la situazione di “sofferenza” per le famiglie italiane sia cresciuta ben oltre le previsioni più funeste è certificata anche dal forte incremento dei beneficiari del Reddito di cittadinanza. Secondo gli ultimi aggiornamenti diffusi dall’INPS relativi al mese di agosto 2020, il numero di persone che riceve il sostegno economico istituito nel 2018 è cresciuto del 17% rispetto a gennaio 2020.

Dati che testimoniano, se ce ne fosse ulteriore bisogno, che nei primi sei mesi dell’anno il tasso di povertà nel nostro Paese è aumentato in maniera preoccupante e che sono sempre di più i nuclei familiari costretti a ricorrere a misure di sostegno al reddito per riuscire ad “arrivare a fine mese”.

Quante persone ricevono il Reddito di cittadinanza

Stando ai dati diffusi dall’Istituto di previdenza e aggiornati ad agosto 2020, il numero di percettori di reddito di cittadinanza è cresciuto del 17% nei primi otto mesi dell’anno. I nuclei familiari che lo percepiscono sono oggi 1,1 milioni, per un totale di 2,9 milioni di persone coinvolte e un importo medio mensile di 561,23 euro. Se a questi dati si aggiungono anche quelli della pensione di cittadinanza, le famiglie coinvolte salgono a 1,3 milioni e oltre 3 milioni interessate.

Reddito di cittadinanza, oltre metà dei beneficiari a rischio: la novità

A questi dati, però, vanno aggiunti anche quelli diffusi nei giorni passati dall’ANPAL che, come noto, dovrebbe occuparsi del percorso di avviamento verso il mondo del lavoro dei percettori del Reddito di cittadinanza. Secondo le statistiche dell’Agenzia Nazionale Politiche Attive per il Lavoro, infatti, meno della metà di coloro che sono “attivabili” ha sottoscritto il Patto per il lavoro.

I dati ANPAL parlano chiaro: nel nord Italia solo il 30% lo ha sottoscritto, contro il 40% del centro Italia, il 43,4% del sud Italia e il 51,4% delle Isole. Questa bassa “affluenza” è legata al mancato rilascio, da parte dei percettori, della Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro. Senza questo documento, infatti, i Centri per l’impiego non possono convocare chi percepisce il Reddito di cittadinanza e, dunque, non possono avviare il percorso previsto dalla legge.

Una condizione che, a norma di decreto, dovrebbe portare all’immediata esclusione del beneficio. La dichiarazione dovrebbe infatti essere rilasciata entro 30 giorni dal riconoscimento del beneficio, pena la decadenza immediata, con divieto di fare una nuova domanda per 18 mesi. Se l’INPS dovesse effettuare dei controlli puntuali, dunque, oltre la metà dei percettori potrebbe improvvisamente ritrovarsi senza l’assegno mensile del Reddito di cittadinanza.

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