Violazione delle regole aziendali: si può licenziare anche se è un’abitudine diffusa

Il "così fan tutti" non è una scusante. Una recentissima sentenza della Cassazione fa ordine nelle varie forme di malcostume da ufficio

Attenti ai regolamenti aziendali. Spesso vengono sottovalutati e scavalcati da abitudini consolidate, che prendono corpo negli anni, magari perché agevolano o sveltiscono il lavoro. Non importa se sono più comode o più funzionali, né se sono diffuse da anni. La regola scritta e “ufficiale” ha maggiore forza e prevale, e la violazione del regolamento aziendale può essere una causa legittima di licenziamento.

Lo afferma la Corte di Cassazione con la sentenza n. 21899 del 26 ottobre scorso. Il caso preso in esame dal massimo organo giudicante è quello di un funzionario di banca licenziato perché rilasciava libretti di assegni intestati a un correntista a un terzo incaricato anziché al legittimo titolare. Il comportamento, a detta dello stesso funzionario, era giustificato dal fatto che fosse un uso comune e di routine tra i suoi colleghi. Anche se le regole della banca prevedevano diversamente.

Un comportamento rischioso

In sostanza la prassi aziendale voleva che, quando l’incaricato non era “conosciuto personalmente”, l’identificazione avvenisse attraverso un documento di identità. Si trattava in realtà, come si legge nella sentenza, di “una prassi avallata dal responsabile del settore operativo, e cioè dallo stesso ricorrente”. E questo “a fronte di una specifica disposizione aziendale che imponeva di curare il riconoscimento del richiedente con i mezzi ritenuti più cautelativi”. In pratica era lo stesso funzionario che doveva far rispettare il regolamento ad autorizzare nei fatti la sua violazione.

La Cassazione, confermando il licenziamento, ha ritenuto che in questo caso sussiste la giusta causa del licenziamento perché il comportamento del funzionario è stato caratterizzato da superficialità e leggerezza rispetto all’incarico ricoperto. Secondo la Cassazione questo è sufficiente per la “lesione dell’elemento fiduciario” tra l’azienda e il dipendente.

Al di là del  caso specifico – e anche che se i regolamenti di sicurezza bancari sono particolarmente rigidi a tutela del  cliente – la Cassazione detta una norma importante per l’organizzazione del lavoro. La massima che si può trarre è la seguente: seguire le abitudini e la prassi consolidate in ufficio non è di per sé un illecito ma non possono essere invocate come giustificazione nel momento in cui l’azienda contesta la violazione delle norme scritte. (A.D.M.)

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