Il telemarketing vi infastidisce? Difendetevi col registro degli “oppositori” – Chi non vuole essere disturbato dalle proposte commerciali al telefono ora può iscriversi in un registro pubblico. Ma resta sempre una tutela ridotta che penalizza i soggetti più deboli e inesperti

Chi non vuole essere disturbato dalle proposte commerciali al telefono ora può iscriversi in un registro pubblico. Ma resta sempre una tutela ridotta che penalizza i soggetti più deboli e inesperti

Alle otto di sera, quando vi siete appena seduti a tavola, squilla il telefono e una gentile (e sfortunata) signorina vi fa quella che, a suo dire, è “un’offerta che non potete rifiutare”. Cioè cerca di convincervi a comprare qualcosa o a sottoscrivere un servizio di qualche genere. Dagli aspirapolvere ai contratti telefonici, dall’olio d’oliva alle polizze auto, ormai molte proposte commerciali si fanno così, per telefono. E’ il telemarketing e le aziende lo usano sempre più diffusamente perché ha costi di gran lunga inferiori alle reti di vendita.

Se in questi casi vi viene subito la tentazione di buttare giù il telefono ma non lo fate per educazione (o per pietà verso l’operatrice del call center con tutta probabilità precaria e sotto-pagata). Se la ascoltate con pazienza e imbarazzo aspettando la prima pausa del discorso (ripetuto a macchinetta per la centesima volta) per dirle che non vi interessa. Se la liquidate subito pensando agli spaghetti che si raffreddano. Se insomma volete sottrarvi a questa caccia telefonica ora potete farlo. Mettendo il vostro nome in un registro degli “oppositori al telemarketing”.

Una tutela dimezzata

E’ una novità introdotta da legge 166 del 2009 che entrerà in vigore a fine maggio. Viene istituito appunto un registro pubblico delle opposizioni al quale ogni cittadino potrà iscriversi per impedire alle aziende di importunarlo telefonicamente. Il registro verrà creato e gestito da “un ente o organismo pubblico titolare di competenze inerenti alla materia” (che paradossalmente non viene indicato nella figura istituzionale del Garante della Privacy). Per sapere quale sia tale ente bisognerà attendere il decreto istitutivo che dovrà essere pubblicato entro il 25 maggio.

Si tratterebbe di un adeguamento alla normativa europea che tutela da tempo il diritto alla privacy del cittadino-consumatore. Ma è un’attuazione “all’italiana” che va anche contro lo spirito del Codice della privacy: il principio generale infatti stabilisce che per poter effettuare comunicazioni commerciali l’azienda deve aver ricevuto il consenso preventivo ed esplicito del consumatore (il cosiddetto opt-in).

Con questa norma invece l’azienda risulta automaticamente autorizzata salvo l’opposizione del cittadino (il regime opt-out). E’ chiaro che questo lascia le mani molto più libere al telemarketing perché richiede una “opposizione attiva“, che molti non sono in grado o fanno fatica a svolgere (si pensi agli anziani che hanno poca dimestichezza con registri e adempimenti burocratici)

Per controbilanciare – almeno sulla carta – questa concessione alle aziende a scapito delle privacy sono stati introdotti dei principi di rispetto per il consumatore, come quello secondo cui i soggetti che fanno le telefonate sono obbligati a “garantire la presentazione dell’identificazione della linea chiamante e di fornire all’utente idonee informative, in particolare sulla possibilità e sulle modalità di iscrizione nel registro per opporsi a futuri contatti”. C’è da scommettere che verranno lette a velocità quasi incomprensibile come le controindicazioni negli spot dei farmaci. (A.D.M.)

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