Spiagge: fuorilegge la concessione. Terremoto fra 30mila operatori

La concessione sulle spiagge italiane è stata respinta dalla Corte UE, facendo tremare i gestori degli stabilimenti balneari. Proprio ora che arriva l'alta stagione

La concessione delle spiagge italiane è stata respinta dalla Corte di Giustizia Europea, portando a una gara d’appalto per la selezione dei possibili candidati. Pochi giorni dopo la bocciatura delle proroghe fino al 2020, l’istituzione con sede a Lussemburgo ha deciso di stoppare l’intera procedura per effetto della cosiddetta direttiva Bolkestein. Stando ai giudici della Corte non è possibile avere una proroga continua delle concessioni per tutto ciò che riguarda le attività ricreative lungo le aree demaniali di mari e laghi italiani. La normativa italiana prevede infatti una proroga generalizzata e continuativa delle licenze.

Proprio questa libertà priva di trasparenza e imparzialità ha spinto la Corte UE a bloccare le procedure, le ultime delle quali rinviate al 2020, e indire una selezione tra i candidati. Secondo i giudici del Lussemburgo è dunque necessario organizzare delle gare di appalto in maniera trasparente, sufficientemente pubblicizzata e in modo assolutamente imparziale. Il caso è emerso in tutto il suo clamore dopo una sentenza che ha visti coinvolti due gestori di stabilimenti in Lombardia e in Sardegna. La preoccupazione, tra gli oltre 30mila operatori balneari e turistici italiani, è subito schizzata alle stelle.

La decisione presa dalla Corte UE sulle concessioni alle spiagge italiane ha creato un grande brusio pure sulla scena politica, con diverse personalità contrarie al provvedimento che prevede la messa all’asta dei lidi presenti nel Bel Paese. Nonostante il rischio di vedere riconosciuti come “abusivi” migliaia di luoghi di villeggiatura, si sono schierati contro la mancata proroga politici come il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, e il senatore di Forza Italia, Remigio Ceroni. La direttiva Bolkestein, grande pomo della discordia, prevede nello specifico la libera concorrenza per i tutti i servizi svolti su suolo pubblico.

I giudici lussemburghesi hanno anche tenuto conto delle circostanze legate a motivi di ordine generale e imperativo, che non possono quindi essere modificate. I titolari delle concessioni di stabilimenti possono pertanto ammortizzare i loro investimenti, ma tale procedura non può comunque costituire motivo di proroga automatica. A meno che, al momento della concessione, non vi sia stata una selezione tra più candidati. Insomma, a causa di un eccesso di liberismo, l’Italia rischia di subire gravi perdite economiche nel fondamentale settore del turismo balneare.

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