Sfoghi e insulti? La Cassazione detta le regole della buona educazione – Il “vaffa” tra automobilisti è concesso. Ma per insultare a distanza meglio una mail di un sms. Curiosità dalla Cassazione in materia di “etichetta”

Il "vaffa" tra automobilisti è concesso. Ma per insultare a distanza meglio una mail di un sms. Curiosità dalla Cassazione in materia di "etichetta"

Ora sì, ora no. Gli insulti non sono tutti uguali. A volte sono le circostanze che li rendono penalmente perseguibili o meno. Ad esempio, quelli che volano all’incrocio tra un automobilista e l’altro possono essere scusati. O in altri casi sono i mezzi di comunicazione usati a renderli “criminali” o meno.

La Corte di Cassazione, massimo organo giudicante in Italia, “si diverte” a scrivere la lista dei “buoni” e dei “cattivi” in un variegato campo dell’universo delle relazioni umane, quello che potremmo chiamare dei “conflitti verbali”. Un compito oggettivamente non facile.

Insulto più libero tra automobilisti

Un contesto “caldo”, da questo punto di vista, è sicuramente quello delle liti al volante. Sulle quali i giudici si mostrano tolleranti: ci si può anche mandare “a quel paese” se si è stati provocati da un comportamento che viola le regole della convivenza civile. La Quinta sezione penale, con la sentenza n. 24864/2010, ha annullato una condanna per ingiuria ad un automobilista per un “vaffa…” volato a un semaforo. L’automobilista aveva invocato la scusante della provocazione.

In questi casi – spiegano gli “ermellini” – “si deve guardare alla condotta dell’ingiuriato rispetto alla conformità delle ordinarie regole del vivere civile”. Ma – continuano i giudici per evitare che la loro pronuncia diventi un precedente pericoloso -“non può sostenersi che qualsiasi violazione del Codice della strada possa consentire qualsiasi reazione verbale”.

Resta da chiedersi se, nella situazione in cui versa l’amministrazione della giustizia italiana, non si sarebbe potuto sollevare i giudici da questo “fondamentale” compito educativo.

Un sms è più criminale di una mail

In altro ambito uno “sfogo sgradito” può diventare una molestia – un reato punito del codice penale (art. 660) – se è fatto al telefono, per sms o al citofono. Mentre non lo è se arriva al destinatario via mail o per posta ordinaria. Nel secondo caso i giudici della Suprema Corte (sentenza n. 24510) sostengono che “l’invio di un messaggio di posta elettronica esattamente come una lettera spedita tramite il servizio postale non comporta (a differenza della telefonata) nessuna immediata interazione tra il mittente e il destinatario, né alcuna intrusione diretta del primo della sfera delle attività del secondo”.

Sulla base di questo “teorema” la Cassazione ha annullato una condanna per molestie a 200 euro di multa nei confronti di un 41enne condannato in primo grado per avere inviato alla sua ex una mail contenente “apprezzamenti gravemente lesivi della dignità e della integrità personale e professionale del convivente della donna”.

Se è intuitiva la differenza, in termini di invadenza, con la telefonata, meno evidente è quella con l’sms che è pur sempre un testo scritto. I giudici rintracciano questa sostanziale differenza nella “asincronia“. In sostanza c’è un salto temporale tra quando la mail viene scritta e quando il destinatario la riceve, equiparabile in tutto e per tutto alla “tradizionale corrispondenza epistolare cartacea inviata, recapitata e depositata nella cassetta della posta”. Tanto basta, secondo la Cassazione,  perché non sussista l'”intrusione diretta”.

Invece l’sms non darebbe al destinatario la possibilità di sottrarsi alla comunicazione se non spegnendo il telefono, cosa che però colpirebbe la sua libertà di comunicare. Perché non sia considerato sufficiente cancellare il messaggio al suo arrivo non è ben chiaro. (A.D.M.)

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