Separazioni, tagliare gli alimenti ai figli è reato. Giro di vite della Cassazione

Non basta dire: non ce la faccio economicamente. Bisogna dimostrarlo davanti al giudice. Stop alle autoriduzioni dell'assegno di mantenimento

Padri separati o divorziati siete avvisati: non potrete più invocare le difficoltà economiche o, peggio ancora, le richieste troppo esose della ex moglie per tagliare di vostra iniziativa l’assegno di mantenimento per i figli. State commettendo un reato.

Lo ribadisce definitivamente la sesta sezione penale della Corte di Cassazione con una recente sentenza (la n. 5752/2011) secondo cui non è consentito “autoridurre l’assegno disposto a favore dei minori”. L’unica scusante è la “comprovata incapacità di far fronte all’impegno”, ma dev’essere dimostrata davanti al giudice. Un giro di vite significativo sul reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare previsti dall’articolo 570 del Codice penale.

Pagare fino all’ultimo euro

La vicenda riguarda un marito separato condannato dal tribunale di Napoli – condanna ribadita anche in secondo grado dalla Corte d’appello –  a versare alla ex moglie, a favore dei figli minorenni, un assegno mensile di 416 euro. L’importo versato fino a quel momento (più di 6mila euro) era comunque inferiore a quello stabilito dal giudice della separazione a titolo di mantenimento e l’uomo non era riuscito a provare l’inadeguatezza del suo stipendio per far fronte a questo esborso mensile.

Ma neanche la suprema corte ha fatto sconti. Come si legge nella sentenza, “il corretto adempimento dell’obbligazione gravante sul genitore in favore dei minori” si realizza con la fornitura “solo ed esclusivamente di quel bene o di quel valore che il giudice della separazione o del divorzio ha ritenuto di determinare, nel dialettico confronto delle parti e nel superiore interesse del soggetto debole, oggetto di tutela privilegiata”. Come dire: l’esecuzione parziale dell’obbligo (un versamento di importo inferiore) non è sufficiente e la somma decisa inizialmente dal giudice non può essere modificata se l’obbligato (l’ex marito, in questo caso) non è in grado di fornire una prova convincente della propria incapacità. La Cassazione vuole, in sostanza, bloccare i casi di valutazioni “fai da te” e tutelare i figli minorenni in quanto parti deboli. Anche se, in tempi di crisi, questo può mettere in seria difficoltà il genitore tenuto al versamento.

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