Responsabilità dei giudici, cosa cambia

I magistrati saranno responsabili delle loro sentenze e dovranno risarcire i cittadini di tasca loro in caso di errore. Una norma riapre la polemica sulla giustizia

Cambiano i governi e le maggioranze ma il vulcano della giustizia è sempre attivo e pronto a eruttare. E’ appena successo col voto alla Camera dell’emendamento sulla responsabilità civile dei giudici. Con 264 voti a favore è stata introdotta la norma che autorizza un cittadino che si ritiene vittima di un errore o di addirittura di un accanimento giudiziario a chiedere il risarcimento dei danni direttamente al magistrato che ha emesso la sentenza.

Al grido di “chi sbaglia paga” (e a scrutinio segreto) si è ricompattata la vecchia maggioranza Pdl-Lega-Radicali, più una consistente fetta di voti di provenienza “sconosciuta” che fa parlare di maggioranza trasversale. Per diventare definitiva ora la norma deve passare al voto del Senato. Il governo è stato preso alla sprovvista. Il ministro della Giustizia, Paola Severino, si augura che, “fatta salva la sovranità del Parlamento”, il Senato corregga il provvedimento.

Prima di esaminare i pro e i contro della nuova norma, vediamo cosa cambia per un cittadino che si ritiene vittima di una sentenza sbagliata.

   Norma attuale

   Nuova norma

A chi
chiedere il risarcimento?

Il cittadino può citare in giudizio lo Stato. Questo a sua volta può rivalersi sul magistrato che risponde nel limite di 1/3 del suo stipendio annuo.

Il cittadino può citare in giudizio direttamente il giudice che ha emesso la sentenza.

Di cosa è responsabile
il giudice?

Il magistrato risponde solo per dolo (cioè lesione intenzionale) e colpa grave.

Il magistrato risponde anche per la “violazione manifesta del diritto” cioè deve valutare tutti gli elementi e in particolare se la norma violata era sufficientemente chiara e precisa e se la violazione era intenzionale o scusabile.
 

Pro e contro

Naturalmente sul tema sono emersi pareri del tutto opposti. Ecco, in estrema sintesi, gli argomenti delle due parti.

Favorevoli. Secondo i sostenitori della norma è stata vinta una battaglia di civiltà. Il giudice che risponde personalmente dei propri errori sarà più accorto nel valutare tutti gli elementi.  La norma – dice il leghista Gianluca Pini che ha proposto l’emendamento – non è punitiva e offre “garanzie a tutti quei giudici che lavorano in modo serio e onesto”. I magistrati potrebbero avere delle assicurazioni per gli errori professionali proprio come i medici o altri professionisti: le loro vittime hanno meno diritti delle vittime di malasanità?

Contrari. Il fronte degli oppositori è ampio e composito, primi fra tutti, ovviamente, i magistrati. Tra le ragioni del no:

 

La responsabilità personale rende il giudice molto più vulnerabile e condizionabile. La sua decisione sarà influenzata dall’entità economica della causa e quindi dal risarcimento che potrebbe trovarsi a pagare. Potrebbe essere condizionato dal potere delle parti del processo e quindi essere più “morbido” con alcuni…
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Il concetto di “violazione del diritto” com’è formulato dalla legge è troppo ampio e sfumato. L’attività del giudice è proprio l’interpretazione della legge e ha per sua natura una componente discrezionale. La legge stabilisce che “non può dar luogo a responsabilità l’attività di interpretazione di norme di diritto né quella di valutazione del fatto e delle prove”. Cancellare questa norma mette seriamente a rischio i principi di autonomia e indipendenza della magistratura.

Una norma così non esiste in nessun altro paese occidentale: è sempre lo Stato il responsabile degli atti di un suo dipendente (il giudice) nell’esercizio delle sue funzioni. In Francia e Spagna lo Stato può rivalersi sul magistrato solo in casi particolarmente gravi. In Gran Bretagna e negli Usa, paesi di common law, il giudice è addirittura immune da qualsiasi responsabilità. Questo per garantire la completa autonomia di giudizio e serenità delle decisioni. (A.D.M.)

 

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