Quando Fuffi è l’inquilino – Nessuna assemblea di condominio può impedirci di tenere in casa un animale e anche i regolamenti non sempre sono vincolanti.

Nessuna assemblea di condominio può impedirci di tenere in casa un animale e anche i regolamenti non sempre sono vincolanti.

Cani, gatti, woobat, diavoli della Tasmania (ammesso che riusciate a procurarvene un esemplare…), possono condividere con noi un appartamento in condominio? La questione è spesso oggetto di accese discussioni che rischiano di diventare la causa di interminabili liti. Per poter convivere in armonia con i nostri piccoli amici e i vicini di pianerottolo, occorre conoscere le regole.

Aspettate a gettare Fuffi dalla finestra se il regolamento di condominio vi impedisce di tenere animali in casa: accertatevi, carte alle mano, se esistono le condizioni per cui tale divieto sia effettivamente vincolante.
Si possono verificare due situazioni:
1) il divieto di detenzione di animali è contenuto in regolamenti condominiali contrattuali
2) il divieto è contenuto in un regolamento non avente natura contrattuale

Nel primo caso si tratta di una norma presente nel regolamento stabilito dal costruttore del palazzo e accettata, mediante approvazione esplicita per presa visione, da tutti i condomini all’atto di compravendita dell’immobile. Tale clausola è solitamente allegata alla documentazione di acquisto. Il divieto è parimenti vincolante se la norma viene accettata dalla totalità dei condomini in sede di approvazione del regolamento assembleare. Nel caso in cui il divieto di detenzione di animali appaia nei rogiti notarili o nei registri immobiliari, andrà osservato anche dai successivi proprietari degli appartamenti.

In tutti gli altri casi, nessuno ci può impedire di tenere fra le mura domestiche un compagno a quattro zampe. E’ importante sottolineare che l’assemblea condominiale, anche in caso di voto unanime, non può vietare il possesso di animali. Gli ordinari regolamenti condominiali non hanno infatti potere di limitazione sulle facoltà comprese nel diritto di proprietà. Esplicita, in questo senso, è la sentenza del 24/3/1972 n. 899 della Sezione II della Corte di Cassazione: “È inesistente il divieto giuridico di tenere cani in condominio. Il regolamento condominiale che contenga una norma contraria è limitativo del diritto di proprietà, quindi giuridicamente nullo. L’assemblea condominale non può deliberarlo.”

Ma allora quali sono le condizioni che possono determinare lo sfratto del nostro animale domestico? Il foglio di via può arrivare in tutte quelle situazioni in cui cani, gatti, topi da appartamento, tigri del bengala o iguana domestiche, diventino moleste per i vicini di casa. Il genere il giudice può ordinare l’allontanamento delle nostre bestiole per disturbo delle quiete o problemi relativi all’igiene. Ovviamente, anche in questi casi, non è sufficiente una denuncia da parte degli altri condomini, ma occorre che “si accerti effettivamente il pregiudizio causato alla collettività dei condomini sotto il profilo della quiete o dell’igiene” (Pret. civ. Campobasso, 12 maggio 1990, in Arch. loc. e cond. 1991, 176).

Attenzione dunque prima di sporgere una denuncia. Nel caso in cui i controlli su immissioni o rumori dovessero rientrare nei limiti previsti dalla Legge, si rischia una multa. E’ successo in Liguria, dove il giudice di pace di Rapallo (sentenza del 24 febbraio 2004) ha condannato il denunciante a pagare 1500 euro al denunciato come risarcimento del disturbo subito in seguito ai controlli.

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