Se sei povero, è più facile che finisci all’ospedale – Per i meno abbienti latitano prevenzione e cure primarie. La soluzione più facile è ricoverare

Per i meno abbienti latitano prevenzione e cure primarie. La soluzione più facile è ricoverare

Se il sistema sanitario funziona – nel senso che è efficiente e democratico – la gente va meno in ospedale.
Si cerca infatti di prevenire le malattie e, se mai, di risolvere le patologie meno gravi a livello ambulatoriale, evitando l’ospedalizzazione. Si chiamano cure primarie, a livello internazionale sono ormai considerate indice di efficacia e sviluppo.

Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori coordinati da Nera Agabiti del Dipartimento di epidemiologia dell’ASL RM/E di Roma, denuncia che a dispetto del sistema sanitario universalistico, in Italia le persone economicamente svantaggiate rischiano di venire ospedalizzate anche quando ciò non sarebbe necessario. In pratica, ricevono cure primarie insufficienti e, quando sono visitate, necessitano spesso di immediato ricovero.

Sono stati usati i dati di 9384 pazienti20-64 anni di età – ricoverati nel 2000 a Roma, Bologna, Milano e Torino, che non abbiano avuto bisogno di operazioni e in relazione a sei patologie croniche: diabete, ipertensione, scompenso cardiaco, angina pectoris, broncopneumopatia cronica ostruttiva e asma. Sono state cioè prese in esame patologie considerate “sensibili alle cure ambulatoriali” (ACSC, ambulatory care sensitive conditions), per cui quindi l’ospedalizzazione è potenzialmente evitabile.

E’ emerso il gap socio-economico: le persone a basso reddito vengono ricoverate più facilmente dei benestanti. Succede soprattutto nel caso di broncopneumopatia cronica ostruttiva e di scompenso cardiaco, per cui le fasce disagiate hanno un rischio di ospedalizzazione quattro volte superiore alle altre. Inoltre, con la sola eccezione dell’asma, i maschi sono ricoverati più spesso delle femmine e il rischio di ricovero aumenta nella fascia di età compresa fra i 45 e i 64 anni.

“Questo risultato sottolinea la necessità di un miglioramento dei programmi di cura per i pazienti esterni, per ridurre l’eccesso di ospedalizzazioni non necessarie”, osserva la Agabiti. “Le persone di livello socio-economico più basso sono vulnerabili e tendono a ricevere cure al di sotto dello standard.”

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