Posta elettronica certificata, pochi gli uffici pubblici già pronti – L’avvio del servizio coglie impreparata la pubblica amministrazione. Brunetta pubblica gli elenchi di chi è già pronto

L’avvio del servizio coglie impreparata la pubblica amministrazione. Brunetta pubblica gli elenchi di chi è già pronto

In vista dell’esordio della posta elettronica certificata sono pochi gli uffici pubblici pronti, lo dice un censimento del ministero della Pubblica amministrazione.
Dal 26 aprile si potrà cominciare ad andare in posta per chiedere di farsi attivare l’indirizzo di pec, ma quali sono gli enti già pronti? Sul sito del ministero e sull’indice della Pa è pubblicato l’elenco di chi ha già attivato le caselle per le mail certificate.

Il servizio non è accessibile in sei uffici su dieci. Troppi, lo stesso ministero guidato da Brunetta fa notare che l’obbligo di attivazione è previsto dal codice della pubblica amministrazione varato cinque anni fa, e sia stato rilanciato e precisato dalla riforma del pubblico impiego (dlgs 150/2009) e da due circolari.
Mancanza che finirà, come prevede la riforma Brunetta, negli indicatori della “performance organizzativa” che influenzano la pagella dei dirigenti e quindi la loro retribuzione di risultato.

Dunque Brunetta ha diffuso gli elenchi degli inadempienti che toccano il 60% delle amministrazioni. Tra i cattivi anche i ministeri dello Sviluppo economico, Politiche agricole, le agenzie dogane ed entrate.
Tra i migliori il ministero della Giustizia e dell’Interno.

A livello di locale la risposta migliore pronta è arrivata invece dai comuni capoluogo, che nel 60% dei casi sono in regola con gli obblighi legati alle mail certificate (tra le grandi città mancano per all’appello Torino e Napoli), e dalle province, che vantano un tasso di adempimento del 57%.
Male le regioni (solo 7 su 20 sono in regola), e malissimo le aziende sanitarie dove la Pec è comparsa in pochi casi.

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