Pomodori Pachino importati dal Camerun: la smentita del Governo

La bufala dei Pomodori Pachino provenienti dal Camerun: come si è diffusa, e qual è la posizione del Ministero per le Politiche Agricole.

Sono decine le fake news che, ogni giorno, rimbalzano sui social e sul web. Ultima in ordine di tempo, la notizia secondo cui i Pomodori Pachino – prodotto italiano insignito del marchio IGP – proverrebbero invece dell’Africa e, più precisamente, dal Camerun. Una notizia che, dopo il concentrato di pomodoro cinese importanto in Italia e poi rivenduto fuori dal Paese, ha destato grande scalpore. E ha scatenato commenti di rabbia e di risentimento.

Tuttavia, si tratterebbe di una bufala bella e buona, diffusa dall’europarlametare del Movimento 5 Stelle Ignazio Corrao. Che, sul suo blog, ha scritto di come una grande quantità di pomodori africani sia arrivata in Italia, destinazione la provincia di Siracusa, proprio là dove il Pomodoro Pachino dovrebbe essere prodotto. «Settimana scorsa mi trovavo in Sicilia, e a Pachino ho scoperto che ci sono supermercati che vendono i pomodori provenienti dal Camerun», si legge sul suo sito in un articolo pubblicato dopo la diffusione – da parte de Il Fatto Quotidiano – di un video girato proprio a Pachino, in cui i produttori locali, in crisi per l’abbassamento dei prezzi dei pomodori, annunciavano la loro decisione di non raccoglierli. E denunciavano la presenza di un supermercato locale che, a detta loro, venderebbe pomodorini coltivati in Camerun (l’etichetta mostrata alle telecamere, in effetti, riportava proprio il Paese africano come Paese di provenienza).

Oggi, però, è arrivata la replica del Ministro per le Politiche Agricole Maurizio Martina, che ha assicurato: «non ci sono state importazioni di pomodoro dal Camerun». Portando, a sua riprova, un certificato dell’Agenzia delle Dogane intitolato “Interscambio commerciale in valore Italia-Camerun per SH4 – gennaio-ottobre 2017”, secondo cui l’Italia non avrebbe importato “pomodori, preparati o conservati”. Si sarebbe quindi trattato di un banale scambio di etichette, come peraltro aveva già dichiarato una dipendente del supermercato a LA7.

Tuttavia, gli agricoltori locali non si possono dire contenti. I trattati dell’Unione Europea con i Paesi del Nord-Africa prevedono infatti misure di liberalizzazione reciproche per i prodotti agricoli e per i prodotti agricoli trasformati. Quindi, se anche il Camerun è escluso dalla lista degli importatori, il problema – sottolineano i produttori locali – rimane comunque.

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