No al “doppio” padre, il genitore naturale prevale su quello affettivo – Per la Cassazione il diritto “di sangue” prevale sugli affetti: un minore non può essere adottato dal marito della madre se il padre naturale si oppone. Che ne pensi?

Per la Cassazione il diritto "di sangue" prevale sugli affetti: un minore non può essere adottato dal marito della madre se il padre naturale si oppone. Che ne pensi?

E’ una sentenza destinata a suscitare polemiche perché interviene su una questione delicatissima, dove si giocano diritti e affetti di padri e madri ma soprattutto la vita e la serenità di una bambina. Per la Corte di Cassazione il padre naturale, anche se non ha mai convissuto con il figlio, prevale sul padre “affettivo”, attuale marito della madre, e può impedire l’adozione da parte di quest’ultimo. Insomma lo ius sanguinis, il diritto di sangue, conta più dei legami affettivi.

In base a questo principio i giudici della suprema corte hanno respinto il ricorso di F.O., romano, che dopo avere sposato la madre di una bambina di 7 anni nata da una precedente relazione della donna, aveva chiesto di poter adottare la minorenne. La richiesta era motivata dal fatto di aver “sostanzialmente svolto le funzioni di padre” della bambina “assistendola moralmente e materialmente”. Secondo la Cassazione però queste motivazioni non sono sufficienti a togliere al padre naturale la potestà sulla figlia e va confermata la decisione dei giudici d’appello di accettare l’opposizione del genitore naturale “impedendo alla minore, nell’ambito di una vicenda, nella sua genesi e nel suo esplicarsi, dai contorni indistinti, di avere un secondo padre“.

Una vicenda incerta

Il primo grado, il Tribunale dei minori di Roma, aveva dato l’ok all’adozione, ritenendolo nell’interesse della bambina, e respingendo l’opposizione del padre naturale che sosteneva di non aver potuto svolgere la sua funzione di padre a causa del comportamento della madre, che aveva sempre ostacolato i suoi incontri con la figlia.

Ma in appello questa impostazione era stata ribaltata. E la Cassazione ha confermato questa seconda decisione ribadendo che il padre naturale della bambina “pur non avendo mai convissuto con la minore, non aveva mai perduto l’esercizio della potestà genitoriale sulla stessa” . In questo caso il matrimonio della madre con un altro uomo non cambia la situazione.

Anche “ai genitori non coniugati” si applica infatti l’affidamento condiviso, che considera “l’istituto della potestà genitoriale non più come un esercizio di un diritto-dovere in una posizione di supremazia, bensì di una comune e costante assunzione di responsabilità nell’interesse esclusivo della prole”.

In pratica la Cassazione ribadisce due concetti: 1) l’affidamento è condiviso anche nelle coppie di fatto e 2) la non convivenza non toglie il diritto-dovere della potestà genitoriale. (A.D.M.)

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