E-mail, non c’è reato per le molestie con la posta elettronica – La Corte di cassazione dice no all’assimilazione con la telefonata

La Corte di cassazione dice no all’assimilazione con la telefonata

Il reato di molestie non può configurarsi attraverso le e-mail. Di conseguenza non è punibile, perché il fatto non è previsto dalla legge come reato, chi infastidisce un eventuale destinatario di posta elettronica.
Lo ha stabilito la Corte di cassazione con le sentenza n. 24510, annullano con formula piena la condanna inflitta a un abitante di Cassino che aveva inviato a una collega “un messaggio contenente apprezzamenti gravemente lesivi della dignità e della integrità personale e professionale del convivente”.

Il giudice di merito aveva considerato la specifica situazione come disciplinata dall’articolo 660 del codice penale, relativo al reato di molestie o disturbo alle persone. In particolare, giudicando la molestia via e-mail associabile a quella per “telefono”, dicitura che – nell’interpretazione del giudice – comprende tutti gli “altri analoghi mezzi di comunicazione a distanza”. Di diverso avviso la Cassazione: la posta elettronica “utilizza la rete telefonica e la rete cellulare delle bande di frequenza, ma non il telefono, né costituisce applicazione della telefonia, che consiste, invece, nella teletrasmissione in modalità sincrona, di voci o di suoni”.

Dunque, per la suprema corte è sostanziale, rispetto alla comunicazione telefonica, la differenza dell’asincronia di quella via mail. “L’invio di un messaggio di posta elettronica spiega la Cassazione -, come una lettera spedita tramite il servizio postale, non comporta, a differenza della telefonata, nessuna immediata interazione tra il mittente e il destinatario, né intrusione diretta del primo nella sfera delle attività del secondo”.
Il telefono, rispetto alla posta elettronica, assume “rilievo proprio per il carattere invasivo della comunicazione alla quale il destinatario non può sottrarsi, se non disattivando l’apparecchio telefonico, con conseguente lesione della propria libertà di comunicazione, costituzionalmente garantita”.

Di conseguenza per avere il reato previsto dall’articolo 660 devono esserci altri elementi oltre il “turbamento” del soggetto passivo: “la pubblicità (o l’apertura al pubblico) del teatro dell’azione ovvero l’utilizzazione del telefono come mezzo del reato“.

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