Licenziamenti camuffati: la riforma del lavoro contro la pratica delle dimissioni in bianco – Il Ddl lavoro vuole bloccare un ricatto che colpisce soprattutto le donne: se fai un figlio ti “dimetti”. Sanzioni fino a 30mila euro e reintegro del lavoratore

Il Ddl lavoro vuole bloccare un ricatto che colpisce soprattutto le donne: se fai un figlio ti "dimetti". Sanzioni fino a 30mila euro e reintegro del lavoratore

Quello delle dimissioni “in bianco” sembra essere un tema caro al ministro Fornero che durante la presentazione della riforma del lavoro appena varata dal governo l’ha richiamato più volte. La piaga è quella – illegale e diffusa soprattutto nelle piccole imprese – della lettera dimissioni senza data imposta alle neo-assunte (ma anche ai neo-assunti) per avere il posto di lavoro. Così, se rimani incinta, se pretendi il part-time, se fai sciopero ti licenzio. Anzi, siccome il licenziamento è ancora complicato, “ti dimetti” tu.

Una legge anti-ricatto

Su questo punto la riforma si “ispira” alla ex legge 188 che per bloccare questa pratica ricattatoria imponeva alle aziende procedure precise in caso di dimissioni di un lavoratore (un modulo ufficiale numerato progressivamente e con scadenza a 15 giorni). Ma la 188 ha avuto vita breve: approvata nell’ottobre 2007, sotto il governo Prodi, fu prontamente abrogata nel 2008 dal successivo governo Berlusconi. Forse era considerata uno dei tanti lacci che legano le mani alle imprese.

Ora il Ddl riprende i principi contenuti in quella legge, semplificando le procedure:

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Maternità. Le dimissioni o le risoluzioni “consensuali” delle lavoratrici durante il periodo della maternità e fino ai primi 3 anni di vita del bambino dovranno essere convalidate dal Servizio ispettivo del ministero del Lavoro. La regola vale anche in caso di adozione e affido. Resta comunque valido il divieto di licenziamento entro il primo anno.

Dimissioni. La volontà di dimettersi dev’essere autentica e la legge stabilisce modalità alternative per garantire questa autenticità:
– la convalida delle dimissioni da parte del Servizio ispettivo del ministero del Lavoro su richiesta delle parti;
– un’apposita dichiarazione sottoscritta dal lavoratore in calce alla ricevuta d’invio della comunicazione di cessazione del rapporto che il datore di lavoro deve inviare al Centro per l’impiego;
– altre modalità che potranno essere individuate con decreto ministeriale.

 

Sanzioni. La richiesta di dimissioni in bianco al lavoratore sarà punita con una sanzione amministrativa da 5mila a 30mila euro, salvo che non ci siano, nei casi più gravi, gli estremi penali. Le dimissioni in bianco sono considerate licenziamento discriminatorio che dà diritto al reintegro immediato nel posto di lavoro. (A.D.M.)

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