Business influenza: una class action da 3 miliardi per il vaccino inutile – E’ il risarcimento richiesto dal Codacons a nome di tutti i cittadini italiani per il contratto tra il ministero della Salute e l’azienda farmaceutica Novartis. 24 milioni di vaccini mai venduti ma che lo Stato deve pagare ugualmente

E' il risarcimento richiesto dal Codacons a nome di tutti i cittadini italiani per il contratto tra il ministero della Salute e l'azienda farmaceutica Novartis. 24 milioni di vaccini mai venduti ma che lo Stato deve pagare ugualmente

Se foste un negoziante firmereste un contratto per una grossa fornitura di merce che non preveda nessuna penale nel caso il venditore ve ne consegni meno della metà, nessuna responsabilità del produttore per gli eventuali danni  alla clientela e in più l’assoluto segreto su tutto questo? Forse no.

Eppure, come cittadini iscritti al Servizio Sanitario Nazionale, l’avete fatto. O meglio l’ha fatto per voi il Ministero della Salute impegnandosi a pagare 184 milioni di euro alla Novartis, casa farmaceutica multinazionale, per la fornitura di 24 milioni di dosi di vaccino contro l’influenza A (altrimenti detta H1N1 o “suina”). Peccato che l’annunciata pandemia i cui picco doveve arrivare a dicembre, si sia rivelata una bufala. E dei 24 milioni di vaccini a contratto ne sono stati consegnati solo 10, di cui meno di 1 milione è stato effettivamente somministrato alla cittadinanza, mentre il resto riempie tuttora i frigoriferi delle Asl.

Ma il fatto è che nel contratto stipulato con la Novartis non c’è nessuna via d’uscita per la Sanità pubblica: il Ministero infatti è tenuto – in base all’articolo 3.3 – a pagare anche i vaccini non ritirati e l’azienda farmaceutica potrà comunque rivenderli a terzi, guadagnandoci due volte.

Un contratto tutto sbilanciato
Ma non è l’unico punto dell’accordo che desta perplessità. Il mensile Altreconomia ne evidenzia diversi. Tra questi:

– all’articolo 1 vengono definiti i cosiddetti “sforzi commercialmente ragionevoli” attorno ai quali ruota l’intero contratto: Novartis è obbligata a rispettare il contratto solo fino a quando ciò sia “ragionevole” (un limite non sempre definibile con certezza). Se ci riesce bene, altrimenti lo Stato paga ugualmente;

– in base all’articolo 4,  la Novartis risponde solo per il difetto di fabbricazione. In tutti gli altri casi, ad esempio se il vaccino provoca danni in chi l’assume, il contratto esclude qualsiasi responsabilità della casa farmaceutica. Non solo: è il ministero a dover indennizzare Novartis nel caso un danneggiato dal vaccino si rivolga alla società (par. 4.6);

– il ministero riconosceva a Novartis anche una partecipazione ai costi, cioè una sorta di risarcimento nel caso in cui il vaccino non avesse ricevuto l’autorizzazione per l’immissione al commercio da parte dell’Agenzia Europea del Farmaco, per un importo netto di 24 milioni di euro;

– infine le parti si impegnano a mantenere un assoluto riserbo sull’esistenza del contratto e le sue clausole. La cosa è stata contestata anche della Corte dei Conti che ha anche parlato di condizioni troppo favorevoli a Novartis.

Un risarcimento di 3 miliardi per i cittadini
Stipulato il 21 agosto scorso l’accordo è stato reso pubblico solo poco tempo fa dal Codacons. E con l’entrata in vigore della normativa sulla class action, l’associazione di consumatori ne ha subito avviata una a difesa dei 60 milioni di cittadini iscritti al Ssn. Il risarcimento richiesto è da brividi: “186 milioni di euro spesi per l’acquisto dei vaccini inutilizzati e corrispondente alla somma della frazione di spettanza per ciascuno degli iscritti al Ssn dell’importo di 3 euro circa, oltre a 50 euro di risarcimento ‘simbolico’ per ogni iscritto, per un totale di oltre 3 miliardi di euro“. Dubitiamo che verrà mai pagato dal ministero o dalla multinazionale, ma è pur sempre un segnale chiaro per chi – pubblico o privato – vuole fare business sulle paure collettive. (A.D.M.)

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