Un’inchiesta di Channel 4 svelerebbe i segreti di Cambridge Analytica

Channel 4 ha mandato in onda ieri sera un'inchiesta che aggiungerebbe nuovi dati allo scandalo Cambridge Analytica: ecco cosa sappiamo

Il caso Cambridge Analytica sembra non dare tregua a Facebook e ogni giorno si fa sempre più complesso.

Ma partiamo dall’inizio: Cambridge Analytica è una società fondata nel 2013 da un imprenditore statunitense, Robert Mercer. Il lavoro della società è quello di raccogliere dai social network un’enorme quantità di dati degli utenti, dai “mi piace” ai post condivisi, con l’obiettivo di creare per ciascuno un dettagliato profilo “psicometrico” (la psicometria è il campo della psicologia che vuole misurare abilità, comportamenti e personalità degli individui).

Nel corso del tempo la società ha acquistato da altre aziende, dette broker, altri dati di ogni genere sul comportamento e i consumi delle persone: dagli acquisti online, alle sottoscrizioni di carte fedeltà. Incrociando i dati, ha creato un enorme database di profili di utenti molto dettagliati, sviluppando un “microtargeting comportamentale”, come lo definiscono loro stessi.

Ciò significa che, partendo dal database e grazie ad un algoritmo in continua evoluzione creato iniziamente da uno studente di Cambridge, la società riesce a creare pubblicità altamente targetizzata che fa leva sulle emozioni degli utenti. Nel 2015 un ricercatore di Cambridge, Aleksandr Kogan, aveva creato un’app (thisisyourdigitallife) che permetteva di iscriversi tramite login di Facebook e gratuitamente forniva profili psicologici e previsione dei comportamenti. Tramite le login, l’applicazione ha raccolto moltissimi dati per ciascun utente iscritto (in tutto circa 270 mila) e per ciascun utente ha raccolto anche moltissime informazioni degli amici dell’utente, senza che gli amici venissero avvisati. Questo comportamento era all’epoca permesso da Facebook, che solo successivamente ha rivisto i propri termini di utilizzo.

Grazie all’app e al suo modo di funzionare, Kogan ha raccolto dati personali di quasi 50 milioni di utenti; il ricercatore ha poi condiviso i dati raccolti con la società Cambridge Analytica, violando una delle condizioni di utilizzo dei dati forniti da Facebook, che non permette di condividere con società terze i dati raccolti. La società ha basato su questi dati tutto il suo modello di business. Sembra che Facebook sapesse da due anni della situazione in seguito ad un’auto-denuncia di Cambridge Analytica che cercava di evitare la sospensione dell’account e sembra che il grande social network abbia deciso di sospendere Cambridge Analytica soltanto venerdì 16 marzo, dopo forse aver preso conoscenza delle esclusive in uscita sul Guardian e sul New York Times.

Dalle inchieste di questi due giorni, emerge che la Cambridge Analytica ha collaborato con molti partiti e candidati politici per fornire aiuto durante le elezioni e che furono utilizzati profili falsi e bot per diffondere false notizie contro Hillary Clinton. Secondo un’altra lunga inchiesta del Guardian, Cambridge Analytica operò all’interno della campagna riguardante la Brexit, utilizzando dati e informazioni sugli utenti, usati per fare propaganda a favore dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Ieri sera è andato in onda su Channel 4 un’ulteriore inchiesta che sembra mostrare il CEO della Cambridge Analytica, Alexander Nix, ammettere di aver utilizzato trappole e metodi illegali per influenzare elezioni straniere. I giornalisti si sarebbero presentati alla società come funzionari dello Sri Lanka interessati ai servizi dell’azienda; avrebbero poi avuto tre incontri, di cui uno con Nix, che rivela al finto funzionario quali trappole è possibile utilizzare contro gli avversari politici, come mandare un imprenditore a corromperli o ragazze a sedurli: «sono esempi di cosa è stato fatto e di cosa si può fare» dice.

Il capo della divisione politica della società, Turnbull, avrebbe rivelato in un altro passaggio di aver fatto vincere le elezioni del Kenya a Uhuru Kenyatta, utilizzando notizie false prodotte e diffuse online. Nei loro lavori avrebbero potuto fare leva sulle paure e sulle speranze degli elettori, grazie ai dati in loro possesso. Nix e Turnbull avrebbero poi fatto riferimento alla possibilità di costruire identità false, di avere agenti segreti israeliani che raccolgano informazioni sugli avversari, e di creare “trappole” nelle quali far cadere i concorrenti.

Entrambi avrebbero rivelato di aver lavorato in Messico, Malesia, Kenya, Brasile e Cina. La società ha risposto ai filmati affermando che sono stati “montati e scritti in modo da distorcere la natura delle conversazioni e di quello che fa la società”. Sarebbero stati i giornalisti a porre le domande come trappole e Nix e Turnbull sarebbero stati semplicemente al gioco. Nix ha affermato: “mi dispiace molto del ruolo che ho avuto negli incontri e mi sono già scusato con il mio staff. Avrei dovuto riconoscere dove stava conducendo le nostre conversazioni il potenziale cliente, e interrompere prima il nostro rapporto”.

Sono accuse molto gravi che, se venissero confermate, potrebbero creare problemi seri non solo alla Cambridge Analytica, ma anche a Facebook.

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