Geely e Li Shufu: i cinesi che si comprano Volvo

Tanti soldi, imprenditori innovativi e spregiudicati, un mercato in crescita vetiginosa. E il Dragone fa shopping in Europa

Di lui in Occidente si parla con il tipico stupore con cui si affrontano le cose di Cina: Ohibò, e questo da dove salta fuori?
Così Li Shufu, il presidente di Geely, l’uomo che si è appena “regalato” la Volvo, è raccontato soprattutto negli aspetti per noi eccentrici della sua vita privata: compone poesie, e l’ingresso del suo quartier generale è addobbato con un enorme tappeto che reca i suoi versi in caratteri; gira per Shanghai su un taxi londinese bianco e possiede il 20% della Manganese Bronze, la casa che li produce.

In realtà, Geely è il primo gruppo automobilistico privato cinese e la Cina, caso mai non si sapesse, è il maggiore mercato mondiale dell’auto: 13.79 milioni di veicoli prodotti nel 2009, di cui 10.38 milioni per uso privato. Un +46% di vendite che contrasta in maniera stridente con i paralleli default occidentali.
Non solo: quella del Dragone è anche l’economia che dispone della maggiore riserva di liquidità al mondo, circa 2.400 miliardi di dollari che vengono reinvestiti sul mercato domestico e in giro per il mondo attraverso la China Investment Corporation (CIC), il portafoglio di stato.

Lo shopping fuori porta delle aziende cinesi, al traino di quello del fondo sovrano controllato dalle autorità, coinvolge ora anche il settore privato che ha accumulato denaro grazie al mercato domestico in crescita, alla facilità di accesso al credito bancario e alle doti di tanti neocapitalisti venuti su dal nulla.
Li Shufu è dello Zhejiang, la provincia a sud di Shanghai da cui provengono anche quasi tutti i cinesi “italiani” e che è sinonimo di intraprendenza. Ha 47 anni, ha cominciato facendo foto ai turisti e ha costruito la sua prima auto 12 anni fa. Nel 2009, Geely ne ha prodotte 329.100, si punta a  421,000 nel 2010 e a 2 milioni entro il 2015.

Tanta liquidità in circolo, un businessman visionario con la passione per l’auto e un mercato interno in enorme crescita: ci sono tutti gli ingredienti per giustificare l’acquisto di Volvo, che Ford, l’ex azionista di maggioranza, stava cercando da tempo di svendere (l’aveva comprata nel 1999 per 6,45 miliardi di dollari).

Li ha fatto anche un buon affare: “solo” 1,8 miliardi di dollari per ciò che resta dell’ex colosso scandinavo, disperatamente alla ricerca di soldi e rinnovamento. I sindacati Volvo hanno appoggiato la trattativa dopo i dubbi iniziali, segno che ci sono garanzie per l’occupazione.
Il tychoon d’oltre Muraglia ha infatti garantito che gli stabilimenti svedesi resteranno operativi, così come le attività di ricerca e la sede centrale. Idem per la fabbrica in Belgio. A queste unità, si aggiungerà una nuova fabbrica a Pechino che dovrebbe produrre 300mila autovetture l’anno: l’obiettivo di Geely è infatti quello di raddoppiare le vendite di Volvo a 600mila unità entro il 2015.

Quanto alla scarsa affidabilità delle auto cinesi, altre storie ci dicono che anche qui il vento sta cambiando: “Imitazione nel gusto, innovazione nella tecnologia” è la ricetta che va per la maggiore e sembra funzionare.
Wang Chuanfu, l’uomo più ricco di Cina con un patrimonio netto di 5,1 miliardi di dollari, è presidente di BYD Auto.
Il segreto del suo successo? BYD (che sta per “Build Your Dreams”) è un automaker noto per l’alto livello di tecnologia e innovazione e compete per una posizione di leadership nella prossima generazione di auto ecologiche. Nel 1995, quando è nata, produceva batterie per telefoni cellulari.

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