Il figlio che pretende soldi dai genitori commette reato – Per la Corte di cassazione non possono essere invocate le norme del Codice civile che impongono il dovere di mantenimento

Per la Corte di cassazione non possono essere invocate le norme del Codice civile che impongono il dovere di mantenimento

Il figlio adulto che pretende soldi dalla madre commette reato di estorsione. Lo ha sancito la Corte di cassazione, con sentenza n. 14914, confermando la condanna a due anni e quattro mesi di reclusione per estorsione e maltrattamenti in famiglia inflitta dalla Corte di Appello di Napoli a un ragazzo, maggiorenne, che chiedeva sistematicamente soldi ai genitori, arrivando a picchiare la madre in caso di rifiuto.

I giudici della Suprema Corte hanno respinto il ricorso del giovane che sosteneva il mancato rispetto da parte dei genitori delle norme del Codice civile che impongono di provvedere al sostenimento dei figli anche oltre il compimento del 18° anno di età se sono senza lavoro. Dovere che viene meno solo dopo la raggiunta indipendenza economica oppure se esiste la prova che il mancato svolgimento di un’attività dipende dall’inerzia o da un rifiuto ingiustificato da parte dei figli di trovarsi un lavoro. Norme che, come ha evidenziato la Corte di legittimità, non valgono però per il ricorrente, visto che nulla dimostra che le somme, estorte in modo violento, fossero utilizzate per il suo mantenimento.
La possibilità di esibire un tale prova – hanno spiegato i giudici – avrebbe fatto scattare il meno grave reato di «esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza con violenza alle persone».

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