Derivati, aumentano le mine in pancia alle banche europee: valgono quasi quanto il Pil italiano

Un quarto dell'attivo bancario delle banche europee è costituito da derivati. I dati da uno studio di Mediobanca

I contratti derivati in tasca alle banche (ma anche agli Stati, alle amministrazioni locali, alle piccole imprese) continuano ad aumentare.
Questi controversi prodotti finanziari sono tornati a crescere nel 2011 in maniera rilevante, tanto in Europa (+33%) quanto negli Stati Uniti (+27,5%).  E’ quanto emerge da un recente studio di Mediobanca sulle banche internazionali, che ha messo in luce nuovi potenziali rischi per l’Europa.

Non solo il debito sovrano dunque, ma anche il rischio derivati, la cui quasi totalità, specifica l’indagine, viene detenuta per attività speculative, non quindi per sole logiche di copertura.
La crisi finanziaria e gli appelli di blasonati economisti a porre paletti alla finanza cosiddetta ‘creativa’, evidentemente, non sono sufficienti.
Il volume di contratti swap, collegati al prezzo di strumenti sottostanti e quindi svincolati dal possesso reale del bene scambiato, ha continuato ad aumentare fino a costituire un quarto degli attivi (precisamenete il 23,9%) in seno alle banche europee.
Tradotto in cifre, il loro valore ammonta 1.453 miliardi di euro, un numero non lontano dal Pil italiano.
Gli istituti di credito del Vecchio Continente lo scorso anno si sono messe a vendere copiosamente i titoli in portafoglio e si sono gettate sui derivati, che invece sono quasi ignorati ai fini dei coefficienti di adeguatezza patrimoniale, che garantiscono l’adeguatezza patrimoniale delle banche in relazione al rischio di credito.
Il fenomeno è ancor più rilevante negli Stati Uniti, dove l’effettiva incidenza dei derivati sul totale attivo (37,5%) è mascherata dalle diffuse politiche di ‘netting’ (tecniche di mitigazione del rischio di controparte), secondo cui varrebbero solo il 3% dell’attivo.

La rischiosità di questi prodotti è alta, soprattutto perché può intaccare l’intero sistema finanziario internazionale. Una perdita di valore del 10% del portafoglio derivati, calcola l’indagine, rappresenterebbe il 55% del patrimonio netto delle banche europee e il 59% di quelle americane.
Il rischio che tutti paghino i comportamenti non prudenti di una parte della popolazione non è escluso.

Cosa si potrebbe fare per scongiurare il pericolo? Donato Masciandaro dalle pagine de Il sole 24 Ore suggerisce: “Il Governo propone ed il Parlamento approva una legge che autorizza le autorità di vigilanza a vietare temporaneamente i derivati speculativi sui titoli di stato. In situazioni eccezionali – come quelle che stiamo vivendo – divieti mirati e temporanei possono far molto bene all’economia di mercato. Almeno a quella sana”.

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