Crisi: meno cene al ristorante, ma neanche troppo – Un terzo dei consumi alimentari è extradomestico. Non c’è stato il crollo che si temeva

Un terzo dei consumi alimentari è extradomestico. Non c'è stato il crollo che si temeva

Tempi di crisi, ma quando si parla di cibo e convivialità gli italiani fanno le barricate. Così possiamo anche rinunciare a qualche giorno di ferie o rimandare l’acquisto della nuova auto, però la cena al ristorante guai a chi ce la tocca.
Poi ci sono i lavoratori che, volenti o nolenti, almeno un pasto fuori casa al giorno sono costretti a farlo.
Insomma, in base alle statistiche sulle abitudini alimentari degli italiani rese note dalla FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi), la contrazione dei consumi alimentari extradomestici c’è, ma non è il crollo che ci si attendeva.

Nel 2009, un terzo dei consumi alimentari registrati in Italia è stato extradomestico. Abbiamo speso in mense, ristoranti e via dicendo circa 70 miliardi di euro, per un volume di affari corrispondente al 33,5% del totale dei consumi alimentari.
Rispetto al 2008, c’è stata una flessione dell’1,2%, giudicata non troppo negativa se si considera la crisi.
Secondo l’indagine svolta dalla FIPE, il settore tiene perché gli italiani identificano il pasto “fuori” con una serie di valori che vanno al di là del semplice consumo di cibo: la socialità, il senso della celebrazione di ricorrenze, la valorizzazione del tempo libero e via dicendo.

Che il ristorante sia “un’occasione speciale” è dimostrato anche dal fatto che i piatti che mangiamo fuori dalle mura domestiche sono diversi da quelli che consumiamo in casa. Il pesce, per esempio, è una delle portate più servite nei locali e meno preparate quando ci tocca cucinarlo in prima persona.

Celebrano ancor più le donne: sempre secondo l’indagine FIPE, la maggioranza di quelle intervistate vede infatti il pranzo al ristorante come un’ottima opportunità per evitare di cucinare.

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