Toccare le caviglie? E’ violenza sessuale – Le caviglie sono una zona erogena? Per la Cassazione sì. E il concetto di violenza carnale si allarga

Le caviglie sono una zona erogena? Per la Cassazione sì. E il concetto di violenza carnale si allarga


Avete mai fatto o subito un “approccio sessuale prodromico“? Prima dovreste sapere cos’è, direte voi. Ve lo spiegano i giudici della Cassazione, non nuovi a queste definizioni. Si tratta di un comportamento che avrebbe portato a “più approfonditi contatti fisici, laddove la vittima non si fosse opposta”. Ancora un po’ vago. Ma la questione su cui le toghe sono state costrette a pronunciarsi è molto concreta: si tratta di decidere se toccare le caviglie sia una tentata violenza sessuale.

Il caso è quello di un uomo che dopo aver pedinato la sua vittima fin sotto casa del fidanzato, accompagnandola per strada con fischi e apprezzamenti, l’ha afferrata per le caviglie con “insidiosa rapidità”, provocando l’immediata reazione della donna. L’aggressore, bloccato da un poliziotto di passaggio, si è difeso dicendo che si trattava solo di uno scherzo. Giustificazione che non ha convinto affatto i giudici che l’hanno condannato a 8 mesi di carcere per tentata violenza carnale.

Erogene o no?

Il ricorso in Cassazione non ha migliorato la posizione dell’imputato. A nulla sono valse le tesi difensive per le quali “il toccamento di una caviglia non può considerarsi atto di intrusione nella sfera sessuale altrui perché questa zona del corpo non è qualificata come erogena“. Ma chi potrebbe delimitare con certezza le zone del corpo che sono o non sono “erogene”? E poi la violenza sessuale deve necessariamente iniziare dalle zone erogene?

Non regge per la Corte nemmeno la tesi dello “scherzo“: infatti “tra i due non intercorreva la pur minima conoscenza, circostanza che non avrebbe potuto fare ritenere plausibile che il giovane avesse voluto fare uno scherzo”. Alla fine dunque la condanna a 8 mesi è stata confermata.

Violenza “estesa”

La Cassazione va oltre. Stabilisce addirittura che si può parlare di violenza sessuale anche in mancanza di contatto fisico. E’ sufficiente “il requisito soggettivo della intenzione di raggiungere l’appagamento dei propri istinti sessuali e quello oggettivo della idoneità a violare la libertà di autodeterminazione della vittima nella sfera sessuale”. In altre parole, basta essere arrapati cercare di costringere la donna a un rapporto sessuale.

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