Cassazione, stop ai matrimoni fasulli – Per ottenere il permesso di soggiorno, il cittadino extracomunitario deve convivere con il coniuge

Per ottenere il permesso di soggiorno, il cittadino extracomunitario deve convivere con il coniuge

Giro di vite sui ricongiungimenti familiari. L’extracomunitario, sposato con un italiano, che non abbia ancora ottenuto la carta di soggiorno deve effettivamente convivere con il coniuge per ottenere il permesso di soggiorno. Lo ha stabilito la Corte di cassazione – sentenza n. 17346/2010 – respingendo il ricorso di un cittadino marocchino contro la decisione del tribunale di Ravenna.

L’organo giudicante aveva, infatti, confermato il rifiuto della questura alla sua richiesta di permesso di soggiorno per coesione familiare. I motivi? Perché erano emersi prove ed elementi che indicavano la mancata convivenza con la moglie.

Alla sentenza il cittadino marocchino aveva presentato ricorso in Cassazione, affermando che la convivenza, in seguito all’entrata in vigore delle nuove norme contenute nel decreto legislativo n. 30/2007, non era più un requisito indispensabile ai fini del rilascio della carta di soggiorno, come invece era previsto dal testo unico sull’immigrazione.
Tesi, come si è visto, non accolta dalla Suprema Corte, affermando che l’extracomunitario, trascorsi i primi tre mesi di soggiorno informale, deve richiedere la carta di soggiorno in base alla legge italiana che richiede la sussistenza di una reale convivenza fra i coniugi. Tra le motivazioni della decisione, si legge che vanno scoraggiati i tentativi di “celebrazioni di matrimoni strumentali o di comodo”.

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