Bruxelles, procedura contro la Germania: “Penalizza le altre economie”

Aperta un'indagine contro il surplus tedesco. La Merkel non ci sta: "Noi troppo bravi"

Alla fine la Commissione Europea ha ceduto alle pressioni internazionali (le ultime provenienti dagli Stati Uniti) ed ha finalmente aperto una procedura contro il surplus di esportazioni della Germania, che finirebbe per penalizzare le altre economie dell’Eurozona ivi compresa quella italiana. Esaminando 16 Paesi membri, Bruxelles ha rilanciato anche molte criticità dell’Italia, tra cui l’alto debito pubblico, l’impoverimento di ampie fasce della popolazione, la minore competitività dell’export, l’aumento della disoccupazione e l’alta tassazione sul lavoro.
 
IL CASO GERMANIA – Il presidente della Commissione europea, il portoghese Josè Manuel Barroso, ed il suo vice Olly Rehn hanno cercato di attenuare la clamorosa rilevanza politica del richiamo alla Germania, che è in linea con recenti critiche arrivate dall’interno dell’Ue e dagli Stati Uniti. Dal 2007 l’export tedesco ha un avanzo delle partite correnti oltre il 6% rispetto al Pil, limite definito dai Trattati istitutivi dell’Unione. A Bruxelles (e a Washington) sono sempre più numerosi coloro che ritengono che questo squilibrio macroeconomico della Germania vada corretto ridimensionando il peso dell’export nell’economia nazionale e aumentando i consumi dei tedeschi. Secondo il Tesoro Usa, l’eccessivo surplus determina "una propensione alla deflazione nell’eurozona e nell’economia globale". L’eccedenza delle esportazioni provoca infatti alti accumuli di capitali che non vengono investiti a sufficienza nel sistema economico.
 
BERLINO NON CI STA – L’avvio della procedura non è andata giù ai tedeschi, che evidentemente non si aspettavano critiche di alcun tipo. In un documento preparato dai collaboratori del ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble si sosteneva anzi che il governo Merkel andava elogiato, e non biasimato, per aver fatto camminare con le sue esportazioni le economie della zona euro. L’osservazione principale degli esperti del fortino di Wilhelmstrasse, come ricorda Der Spiegel, riguarda il dimezzamento del surplus tedesco nei confronti dei partner dell’eurozona tra il 2007 e il 2012.
 
L’ATTACCO A DRAGHI – Peraltro si inserisce nella questione europea anche l’abbassamento del costo del denaro deciso dalla Bce di Mario Draghi, che secondo Berlino sarebbe una manovra con l’obiettivo di dare una mano ai Paesi più deboli dell’Eurozona a discapito della Germania. La Sueddeutsche Zeitung ha titolato "Risparmiatori espropriati e azionisti ricchi" sottolineando che "a chi porta i soldi in banca, il denaro scivola da anni dalle mani. L’inflazione è più elevata degli interessi serviti dalle banche", con il presidente delle Casse di Risparmio tedesche, Georg Fahrenschon che dichiara al giornale come "i bassi tassi di interesse causano ai risparmiatori perdite durevoli che assomigliano quasi ad un esproprio".
 
L’ITALIA – Dall’Ue non vengono risparmiati appunti all’Italia, le cui debolezze strutturali sono le medesime delle più recenti valutazioni. L’alto debito pubblico continua a salire. Gli ultimi due governi italiani hanno seguito le raccomandazioni di Bruxelles, che si sono però rivelate recessive. L’indebitamento "rimane una significativa fragilità per il Paese, date anche le prospettive di crescita debole". Viene considerato "cruciale" mantenere un buon avanzo primario. La Commissione ammette con preoccupazione che in Italia "la povertà e l’esclusione sociale, in particolare l’indigenza materiale estrema, hanno registrato un forte incremento".

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