L’arbitro bancario, un giudice veloce per le controversie dei risparmiatori

Un collegio di 5 membri per tutti i reclami fino a 100 mila euro. Più imparziale del vecchio ombudsman, più veloce ed economico del tribunale

In banca il cliente ha ragione sei volte su dieci. Lo dice l’Arbitro. Più di mille ricorsi con un tasso di crescita mensile del 26,5%. Di questi, il 60% con esito positivo per i clienti, il 30% per la banca o la società finanziaria, e un 10% di casi respinti. Sono questi i numeri dei primi sei mesi di attività dell’Arbitro Bancario Finanziario (Abf), appena presentati dalla Banca d’Italia.

Stiamo parlando della figura che ha preso il posto del cosiddetto “ombudsman“, o conciliatore bancario. Alzi la mano chi si era accorto della sua scomparsa. Diciamolo, la sua funzione non era tra le più note e utilizzate. Eppure aveva il compito di mettere ordine in un mondo delicato, quello delle controversie tra banca e cliente. L’organismo che lo sostituisce invece sembra essere partito con più slancio.

Meglio tardi che mai

Tecnicamente si chiama “risoluzione stragiudiziale delle controversie in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari”, un sistema previsto dal Testo unico bancario del 1993 ma entrato in vigore a tutti gli effetti solo il 15 ottobre scorso. Si tratta appunto del modo di risolvere le diverse liti che nascono tra le banche e i loro clienti senza ricorrere al tribunale, strada notoriamente lunga e costosa.

Cinque arbitri per una partita

Ora il risparmiatore che reclama nei confronti di una banca o di un altro intermediario finanziario (comprese le Poste per il servizio BancoPosta):

• il riconoscimento di un proprio diritto “indipendentemente dal valore del rapporto” al quale si riferisce, oppure

• una somma di denaro “a qualunque titolo” (rimborso, risarcimento ecc.) fino a un valore di 100.000 euro,

può rivolgersi a un arbitro. O meglio, a cinque. Tanti sono i componenti dell’Abf, di cui:

• il presidente e due membri scelti dalla Banca d’Italia;

• un membro scelto dalle associazioni degli intermediari (cioè le banche);

• un membro scelto dalle associazioni dei clienti.

Imparzialità più garantita

La differenza rispetto alla vecchia figura dell’ombudsman sta proprio nella maggiore imparzialità: la composizione collegiale con due arbitri nominati dalle parti contendenti e tre da Bankitalia secondo precisi “requisiti di professionalità, integrità e indipendenza” stabiliti dalla legge garantiscono un giudizio super partes più di quanto potesse fare l’ombudsman che era sostanzialmente espressione dell’Abi, l’associazione delle banche. L’Abf decide sui ricorsi a maggioranza dei suoi componenti.

Una procedura più snella ed economica

L’Abf è articolato su base territoriale nei tre collegi di:

Milano, competente per le regioni del Nord,
Roma, per le regioni del Centro e per i ricorsi dei residenti all’estero,
Napoli, per le regioni del Sud.

Il risparmiatore potrà rivolgersi a tutte le filiali della Banca d’Italia per ottenere informazioni e per presentare il ricorso.

Questo può essere inoltrato solo dopo aver inviato con raccomandata un reclamo scritto alla propria banca e non aver ricevuto risposta entro 30 giorni o aver ricevuto una risposta insufficiente.

Il cliente deve comunicare anche alla propria banca di aver presentato ricorso all’Abf per permetterle di presentare le sue argomentazioni (le cosiddette controdeduzioni).

Tutta la procedura – dal ricorso alla decisione finale – dovrebbe concludersi nell’arco di 90 giorni.

Un ultimo dettaglio: per il cliente che presenta il ricorso è previsto un contributo di soli 20 euro. Se il ricorso viene accolto, la banca, oltre a liquidare al cliente la cifra dovuta, deve versare all’Abf  200 euro sempre come contributo alle spese della procedura. (A.D.M.)

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