Migliaia di laureati cercasi dopo la riforma della giustizia tributaria

La riforma appena approvata in Parlamento istituisce le nuovi Corti tributarie per risolvere i contenziosi dei cittadini con il Fisco: ecco chi verrà reclutato

Nel Parlamento che continua a riunirsi nonostante la caduta del governo di Mario Draghi (con il premier e il Consiglio dei ministri che continuano a lavorare per il mero disbrigo degli affari correnti), c’è spazio anche per l’approvazione di una nuova legge che avrà ripercussioni notevoli sulla vita di migliaia di italiani. In particolare, si vedono coinvolti coloro che nel corso del tempo hanno avuto a che fare con l’Agenzia delle entrate.

Infatti è arrivato nelle ultime ore il via libera di deputati e senatori alla riforma della giustizia tributaria, un provvedimento che si lega strettamente all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Una nuova conformazione giuridica di cui il nostro Paese ha preso l’impegno di dotarsi per ricevere la totalità dei fondi previsti dall’accordo siglato in sede europea assieme agli altri Stati membri. Vediamo nel dettaglio in cosa consiste la riforma e quali sono le cose da sapere.

Riforma della giustizia tributaria, cosa cambia con l’approvazione del Parlamento

La novità più importante riguarda l’istituzione di una magistratura tributaria professionale, che nel giro di breve tempo sostituirà gli attuali giudici onorari che si occupano delle cause. Come voluto dai ministri che hanno presentato il disegno di legge – ossia Marta Cartabia, titolare della Giustizia, e Daniele Franco, che presiede il dicastero dell’Economia – nasceranno delle nuove assemblee giuridiche, completamente autonome, che prenderanno il nome di Corti tributarie di primo e secondo grado.

La volontà dell’esecutivo è soprattutto quella di snellire e rendere più celeri i contenziosi tra i cittadini e lo Stato in materia di ricorsi tributari. Ma si tenta anche di alleggerire la mole dei tantissimi procedimenti arretrati che aspettano di essere portati ad una definizione: nel 2020 la macchina della Giustizia (particolarmente ingolfata nel nostro Paese) vedeva ancora la presenza di oltre 50 mila ricorsi pendenti.

Riforma della giustizia tributaria, la decisione del governo e le assunzioni di nuove figure professionali

Per rimpiazzare i giudici che fino ad oggi si sono occupati della materia, il ministero della Giustizia pubblicherà un bando di concorso per l’arruolamento di 576 giudici tributari. I cittadini che potranno presentare la propria candidatura sono moltissimi e questa potrebbe essere un’occasione per arruolare nuove figure professionali che aiutino quelle già esistenti nel processo di smaltimento del lavoro arretrato.

Infatti, potranno candidarsi tutti i laureati in giurisprudenza – come richiesto dai due ministri fin dalla presentazione del disegno di legge, consultabile aprendo questo link – ma anche quelli in economia (un allargamento inserito nel corso del dibattito parlamentare). Una quota ristretta degli attuali giudici togati – circa cento – potrà chiedere il definitivo transito delle loro mansioni ed entrare così a pieno titolo nella magistratura tributaria.

Riforma della giustizia tributaria, cosa succede per i cittadini in causa con l’Agenzia delle entrate

Ma cosa cambia in concreto per le famiglie italiane che si ritrovano a fare i conti con il Fisco? Per le controversie tributarie pendenti al 15 luglio 2022 – dal valore non superiore a 100 mila euro e in cui l’Agenzia delle entrate risulta soccombere in tutti i precedenti gradi di giudizio – è prevista per i contribuenti la possibilità di chiedere (e ottenere) la definizione risolutiva pagando una percentuale che varia a seconda dell’importo in oggetto: verrà richiesto il versamento del 5% per le controversie il cui valore si attesta tra i 50 e i 100 mila euro, mentre la quota si alza al 20% per i contenziosi inferiori ai 50 mila euro.

Ma la nuova legge intende anche accelerare i tempi in cui i cittadini riceveranno una risposta da parte dei giudici nel momento in cui vengono presentate le proprie ragioni. Come sottolineato molti esponenti politici appartenenti a diversi schieramenti, “i contribuenti potranno rivolgersi al presidente della nuova Corte di Giustizia tributaria per segnalare eventuali violazioni alle proprie garanzie o ai propri diritti avvenute durante le fasi di accertamento. La vera novità sta nel fatto che il giudice sarà tenuto a dare una risposta in merito entro 15 giorni“.