Zone franche urbane, un’oasi verde per il business

Nei quartieri di 22 città italiane si potrà avviare un'impresa, un negozio o un laboratorio senza pagare un euro di tasse per 5 anni

All’imprenditore che investe ponti d’oro. La versione aggiornata del vecchio adagio si presta bene a spiegare la “filosofia” delle Zone franche urbane (Zfu), l’ultima invenzione per (tentare di) rilanciare lo sviluppo economico in alcune aree del paese. In realtà non si tratta di un’invenzione nostrana: l’idea era stata attuata nel 1997 in Francia e da noi è stata importata due anni fa, dall’allora governo Prodi. Ma solo ora, con l’autorizzazione da parte della Commissione europea, questa forma di incentivo territoriale diventa operativo.

 

Si parte il 1° gennaio 2010. Sono state firmate in questi giorni, infatti, le convenzioni tra il Ministero e i sindaci dei 22 comuni italiani individuati per la localizzazione delle Zfu.

 

Ma di cosa si tratta? Le Zone franche urbane sono aree infra-comunali di dimensione minima prestabilita destinate alla creazione di piccole e micro-imprese. Per creare il terreno adatto si punta sulla defiscalizzazione pressoché totale di queste nuove attività.

 

Un poker d’assi per le imprese

 

In altre parole chi avvierà in queste aree un’attività industriale, commerciale o artigianale di piccole dimensioni (in base ai parametri Ue si considera “piccola impresa” quella con meno di 50 dipendenti) avrà a disposizione per 5 anni (con un’uscita graduale negli anni successivi) l’esenzione totale da:

 

– imposte sui redditi,

– Irap,

– Ici,

– contributi previdenziali.

 

Un poker di agevolazioni che potrebbe diventare vincente per le attività che si stabiliscono nelle 22 aree individuate, la stragrande maggioranza delle quali al centro-sud. Si tratta – come dice il Ministero – di “quartieri e aree urbane caratterizzate da disagio sociale, economico e occupazionale, e con potenzialità di sviluppo inespresse”. Non l’intero territorio comunale, dunque, ma zone circoscritte di comuni con più di 25.000 abitanti.

 

Per questa agevolazione sono stati stanziati 50 milioni di euro. Si va dagli oltre 3,6 milioni di euro per Catania, ai 3,2 per Napoli, 3,1 per Cagliari e Taranto, ai “soli” 1,3 milioni per Ventimiglia. Il ministero prevede che ne possano beneficiare tra le 500 e le 1.000 imprese.

 

Il rischio migrazione

 

I numeri per un’operazione di successo ci sono. Con un rischio: che le Zfu producano una “migrazione” di imprese dalle aree non agevolate. Si chiude qui per riaprire in una zona franca. Solo uno spostamento, non la creazione di nuova ricchezza (se non per l’imprenditore, che non pagherà più tasse) né di nuovi posti di lavoro. (A.D.M)

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