Ticket sanitari a rischio aumento in 8 regioni. Ecco quali

A mettere in guardia sul possibile aggravio sono stati gli enti locali

Nelle pieghe della legge di Stabilità 2016 si celano possibili aumenti per quanto riguarda i ticket sanitari, segnatamente in otto regioni italiane. A mettere in guardia sull’aggravio dei costi per la Sanità pubblica sono stati proprio gli enti locali. Se il governo continua a promettere che non sarà permesso a Comuni o Regioni di aumentare le imposte locali, Il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti ha precisato che il blocco all’aumento delle imposte locali sarebbe valso per tutti “fatta eccezione per situazioni straordinarie legate all’addizionale regionale per le Regioni in eventuali disavanzi sanitari”.

LE 8 REGIONI A RISCHIO – Sono otto le Regioni in Piano di rientro dal disavanzo della spesa sanitaria e per le quali presidenti e giunte potrebbero anche valutare, come indicato oggi dal coordinatore degli assessori al Bilancio Massimo Garavaglia, un aumento dei ticket, oltre a quello delle addizionali Irpef e Ires previsto ‘in automatico’ dalla legge proprio nei casi di disavanzo sanitario. I Piani di rientro, come chiarisce il ministero della Salute, “si configurano come un vero e proprio programma di ristrutturazione industriale che incide sui fattori di spesa sfuggiti al controllo delle Regioni”.
Ad oggi, le Regioni in Piano di Rientro sono: Lazio, Abruzzo, Campania, Molise, Sicilia, Calabria, Piemonte, Puglia.
Le Regioni per cui, attualmente, è anche previsto un commissario ad acta per la prosecuzione del Piano di Rientro sono invece Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio e Molise.

LA POLITICA – “Il testo si limita a sancire la sospensione degli aumenti delle tasse locali – spiega il deputato e responsabile sanità del Pd, Federico Gelli – che non riguarderà, però, le aliquote Irpef e Irap. Non viene in alcun modo previsto un aumento dei ticket, al quale le Regioni potranno far ricorso autonomamente qualora non riuscissero, neanche dopo gli aumenti fiscali, a sanare i propri deficit sanitari. Addossare al Governo le colpe di un possibile aumento dei ticket è del tutto fuorviante”.
“Il Governo e il Pd cercano di tranquillizzare gli italiani facendo credere loro che nella legge di stabilità non si parli di ticket ma solo di rialzi di imposte che potranno essere decisi autonomamente dalle Regioni. La verità è che, con i loro tagli indiscriminati alla sanità, manderanno in rosso anche Regioni come il Veneto, che oltre a lasciare a Roma più di 21 miliardi l’anno di residuo fiscale, presenta bilanci in attivo da sei anni e non è mai andata in piano di rientro, con relativo commissariamento”, ribatte il presidente del Veneto, Luca Zaia, in risposta a Gelli. “La verità è che, per non perdere consenso – aggiunge Zaia -, anche stavolta il Governo ha deciso di non applicare i costi standard, che colpirebbero le Regioni ‘sprecone’, quelle con i conti in disordine e con ancora tanto grasso da recuperare da fondi mal spesi, affidandosi invece a tagli lineari che tolgono definitivamente ossigeno a chi pratica acquisti di beni e servizi in modo virtuoso, con il massimo delle economie possibili e senza soggezioni nei confronti dei fornitori”. “Così, ed è bene che i veneti lo sappiano – conclude Zaia – Roma taglia a Venezia 250 milioni di euro su cui la Regione aveva basato la programmazione sanitaria dei prossimi anni. Li toglie ad una Regione che non ha mai applicato ticket e addizionali Irpef oltre a quelli che lo Stato ci impone. Sacrifici, che qui non sono necessari, né tantomeno dovuti, a favore di chi spreca”.
Queste le dichiarazioni raccolte in proposito dall’Ansa.

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