Dati sanitari nel 730 precompilato: tutto ok o no?

Completezza, correttezza e congruità dei dati del precompilato potrebbero non essere del tutto garantite

 

Fisco 7Dalla prossima campagna fiscale, nel modello 730 precompilato verrà indicato anche l’ammontare delle spese sanitarie sostenute nel corso dell’anno d’imposta precedente. Ma il contribuente potrà fidarsi ciecamente della completezza, della correttezza e della congruità dei dati riportati nel 730?

Secondo quanto specificato dall’Agenzia delle Entrate nel Provvedimento 103408 dello scorso 31 luglio, il contribuente troverà i dati delle spese sanitarie e dei rimborsi effettuati nell’anno precedente per prestazioni non erogate (o erogate in parte) sostenute dal contribuente stesso e dal familiare a carico.
Teoricamente quindi anche i contribuenti meno esperti, cioè coloro che non hanno specifiche competenze fiscali e tributarie, dovrebbero poter accedere al proprio modello 730 e accettare, senza alcun dubbio, il risultato proposto dall’Agenzia delle Entrate.

Tuttavia, ad una lettura più attenta del Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, emerge invece che la completezza, la correttezza e la congruità dei dati del modello 730/2016 precompilato potrebbero non essere del tutto garantite e che, di conseguenza, sarebbe richiesta al contribuente una significativa e specifica conoscenza del mondo fiscale e delle regole che lo governano per poter essere in grado di modificare o integrare la dichiarazione precompilata.

Per comprendere meglio la portata della questione, facciamo alcuni esempi pratici, mettendo in luce le potenziali insidie per il contribuente.
La prima criticità è quella legata al paragrafo 2.2.1 del Provvedimento sopracitato dell’Agenzia delle Entrate, nel quale si legge che “se il familiare risulta a carico di più di contribuenti, le spese vengono inserite nelle dichiarazioni precompilate di questi ultimi in proporzione alla percentuale di carico”. Se due coniugi dividessero equamente le detrazioni per figli a carico, l’Amministrazione Finanziaria inserirebbe le spese sanitarie intestate al figlio nella misura del 50 per cento a ciascun coniuge. Ora, nel caso delineato dall’Agenzia delle Entrate, se la spesa è sostenuta interamente da uno dei due coniugi e l’altro (oltre a non aver sostenuto la spesa) è incapiente, per il contribuente non esperto in ambito fiscale, accettare il responso del modello 730 precompilato senza alcuna modifica rappresenta la concreta possibilità di perdere parte dei benefici fiscali che un professionista o un Caf, al contrario, difficilmente gli avrebbe fatto perdere. Un esperto in ambito tributario, infatti, nel caso sopra descritto, avrebbe correttamente attribuito la detrazione per l’onere sostenuto per intero al coniuge non incapiente.

La ripartizione delle spese tra i coniugi, infatti, non deve necessariamente tenere conto della percentuale indicata dal contribuente nel quadro dei familiari a carico; tale ultimo dato determina soltanto l’ammontare della detrazione per familiare a carico e non quello per gli oneri sostenuti (spese mediche, interessi passivi, etc.).

Un’altra criticità di fronte alla quale potrebbe trovarsi il contribuente è quella legata alle spese mediche rimborsate. Nel Provvedimento si legge che le spese sanitarie rimborsate sono inserite nella dichiarazione precompilata e assoggettate a tassazione separata. Tuttavia, gli oneri rimborsati devono essere tassati soltanto se la spesa sanitaria è stata, nel corso degli anni precedenti, portata in detrazione. Nel Provvedimento, infatti, si legge che “il contribuente può modificare la dichiarazione precompilata eliminando dai redditi assoggettati a tassazione separata l’importo del relativo rimborso”. Non è però certo che un contribuente non esperto di problematiche fiscali sia in grado di verificare in autonomia quanto sostenuto dall’Amministrazione Finanziaria e decurtare dal modello gli importi in questione.

Il caso più curioso, però, è quello che riguarda l’opposizione del contribuente a rendere noti all’Agenzia delle Entrate i dati relativi alle spese sanitarie. A tal fine, nel Provvedimento, al par. 2.4.2, si legge che, nel caso di scontrino parlante l’opposizione viene manifestata “non comunicando al soggetto che emette lo scontrino il codice fiscale riportato nella tessera sanitaria”. Ora, non si comprende se l’intento del Provvedimento era quello di non comunicare il codice fiscale all’Agenzia delle Entrate o, come riportato nel testo del Provvedimento, al soggetto che emette lo scontrino (cioè la farmacia).

Infatti, secondo quanto previsto dal sistema per il monitoraggio della spesa farmaceutica, il codice fiscale, sotto forma di tessera sanitaria con codice a barre a lettura ottica, deve necessariamente essere fornito al farmacista all’atto della spedizione delle ricette del Servizio Sanitario.

Dato che, dal 1° gennaio 2008, il contribuente che vuole fruire della detrazione fiscale per le spese mediche deve fornire il codice fiscale, che deve essere stampato direttamente sullo scontrino parlante, ci si chiede come farà il contribuente che si è opposto secondo le modalità sopra descritte a beneficiare della detrazione per i farmaci acquistati se nello scontrino non sarà riportato il codice fiscale.

Massimo D’Amico – Centro Studi CGN

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