Venerdì nero per 5 milioni di imprenditori: all’Erario oltre 14 miliardi di euro

Salasso del fisco sulle imprese che tra Iva, trattenute Irpef e tassa sui libri sociali dovranno versare oltre 14 miliardi di euro

Giornata funesta per i titolari unici di società e i piccoli imprenditori che verseranno oggi all’erario, tra ritenute Irpef, Iva e vidimazione dei libri sociali oltre 14,6 miliardi di euro.
In tutto, oltre 5 milioni di partite Iva e titolari di imprese dovranno mettere mano al portafoglio versare allo Stato l’importo dovuto a fronte degli indigesti balzelli.
A calcolare la cifra è la Cgia di Mestre spiegando che “gli effetti delle manovre estive di Berlusconi e le disposizioni previste dal “salva Italia” renderanno molto pesante questa scadenza”.

La scadenza fiscale di metà marzo “è una di quelle da far tremare i polsi: gli oltre 5 milioni di imprenditori italiani saranno chiamati a versare le ritenute Irpef e quelle contributive dei propri dipendenti/collaboratori e l’Iva. Mentre le società di capitali dovranno adempiere ad un ulteriore obbligo, il pagamento della tassa per la vidimazione dei libri sociali”.

Al netto dei contributi previdenziali dovuti all’Inps la Cgia ha stimato, appunto, che gli imprenditori saranno chiamati a versare all’Erario almeno 14,6 miliardi di euro di tasse: 4,9 mld di ritenute Irpef, relativi ai propri dipendenti, 9,3 miliardi di Iva e 400 milioni di euro di tasse per la vidimazione dei libri sociali .

La scadenza “assume un’importanza di grande rilievo perché le conseguenze delle manovre estive di Berlusconi e il “Salva Italia” di Monti cominciano, per la prima volta, a far sentire i loro effetti“.

“Se si assume che l`assetto fiscale medio europeo (Europa a 17) identifichi il benchmark cui rapportare un’evoluzione virtuosa del sistema italiano – ha spiegato il presidente della Corte dei conti Luigi Giampaolino – gli sgravi necessari per riportare a, livello europeo il prelievo sui redditi da lavoro e da impresa dovrebbero aggirarsi attorno ai 50 miliardi di euro, 32 per i redditi da lavoro e 18 per quelli d’impresa». 

In un simile contesto, se al peso fiscale si aggiungono le difficoltà per le imprese ad accedere al credito bancario, la strada per rilanciare competitività, efficienza e crescita economica appare quanto mai ostica.

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