‘Vaticano esentasse’, la protesta cresce online. Le agevolazioni fiscali della Chiesa

Cresce la protesta contro i privilegi fiscali della Chiesa: Ici, Ires, Irpef, 8 per mille... secondo le stime valgono intorno ai 3 miliardi di euro. In tempo di crisi, le "esenzioni" del Vaticano fanno discutere

In tempi di vacche magre e proprio mentre il Parlamento si accinge a discutere la manovra finanziaria che porterà un’ulteriore stretta di cinghia alla maggior parte degli italiani, c’è chi si chiede se non sia il caso di intervenire anche sui privilegi di cui beneficia lo Stato della Chiesa.
Internet ancora una volta scende in campo e dà voce – là dove la politica tace – all’indignazione di coloro che vedono l’ombra della Casta estendersi Oltretevere.
Vaticano pagaci tu la manovra finanziaria“, la pagina Facebook nata per chiedere l’abolizione di tutte le agevolazioni fiscali alla Chiesa cattolica, raccoglie consensi a ritmo elevato e l’obiettivo di raggiungere 150.000 sostenitori sembra essere a portata di mano.

La protesta del web non passa inosservata e viene ripresa da più parti. Anche il Corsera affronta l’argomento, su invito degli organizzatori di “@vaticanopagatu” rivolto via Twitter direttamente al direttore De Bortoli, il quele, prontamente risponde all’appello. Sul tema, l’indomani scrive infatti Aldo Cazzullo, che conclude l’articolo suggerendo l’efficacia che potrebbe ottenere un gesto da parte della Chiesa “Non si tratta certo, come viene richiesto provocatoriamente, di modificare istituti regolati da accordi e trattati, come l’8 per mille. Ma è innegabile che la Chiesa in Italia goda di un regime fiscale agevolato, anche in alcune sue attività commerciali, certo legittime, ma inevitabilmente in concorrenza con piccoli imprenditori che le tasse devono pagarle tutte…”

E le agevolazioni fiscali a favore della Chiesa sono innumerevoli.
Al centro dello scandalo, la tassa sugli immobili: dal pagamento dell’Ici, infatti sono esentati tutti gli immobili di istituti ecclesiastici, anche quelli che esercitano attività commerciali, poiché si ritiene il “business” subordinato all’attività di culto. Ovvero ospedali e cliniche legate alla Chiesa, scuole private e collegi, alberghi e resort del mondo cattolico, circoli.
Il valore dell’esenzione è particolarmente elevato se si considera che all’ incirca il 20% del patrimonio immobiliare italiano fa capo alla Chiesa. Il catasto comprenderebbe 100mila fabbricati, il cui valore si aggirerebbe attorno ai 9 miliardi di euro. Facendo l’esempio di Roma, si parla di 500 chiese, 550 tra conventi  e istituti, 250 scuole, 200 case generalizie, 65 case di cura, 50 missioni, 43 collegi, 30 monasteri, 25 case di riposo e ospizi e 18 ospedali.

Le esenzioni fiscali sugli immobili non sono le uniche però: gli enti ecclesiastici operanti nei settori dell’istruzione e della sanità hanno diritto a uno sgravio del 50% dell’imposta sul reddito delle società (Ires), un risparmio stimato in quasi un miliardo di euro.
I benefit sono numerosi, come sottolinea un documentato dossier de L’Espresso “Un’altra voce di spesa a vantaggio della Chiesa Cattolica sono gli stipendi degli insegnanti di religione delle scuole, che sono più di 25 mila e costano una cifra superiore agli 800 milioni di euro l’anno”. E ancora “Un capitolo tutto suo lo merita ad esempio la fornitura dell’acqua alla Città del Vaticano, interamente a carico dello Stato italiano”… “Altra tassa risparmiate alla Chiesa, o sarebbe meglio dire ai suoi “dipendenti”, è l’esenzione dell’Irpef per tutti i lavoratori della Santa Sede e della Città del Vaticano: almeno duemila persone…”

Se alle agevolazioni fin qui citate si aggiunge anche l’8 per mille – soprattutto per l’assegnazione alla Chiesa della quota ‘inespressa’ – il conto lievita fino a raggiungere la cifra complessiva di 3 miliardi che – secondo le stime dei radicali – verrebbero risparmiati dallo Stato.

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