Tremonti, ecco la sua riforma fiscale

Aliquote più basse ma anche meno agevolazioni. La ricetta del ministro dell'Economia per risanare i conti e rendere il fisco più equo. Di' la tua

“Ho le idee chiare da un anno”. Lo ha detto Giulio Tremonti parlando della possibile riforma fiscale. Beato lui. Finora c’erano state solo voci di corridoio, ma se il ministro dell’Economia si pronuncia “ufficialmente” è diverso. Vedremo se poi le sue proposte si trasformeranno realmente in legge, ma intanto ora sappiamo quali sono le sue intenzioni per una riforma che dovrebbe risanare i conti pubblici e anche rendere il fisco più equo. Due obiettivi ambiziosissimi, soprattutto da raggiungere insieme.

Cinque imposte e tre aliquote Irpef

Innanzitutto, secondo Tremonti, il fisco va semplificato. E un sistema più semplice inizia dalla riduzione del numero dei tributi: non più di cinque imposte in cui verrebbero concentrati molti tributi minori.

L’altra carta di Tremonti è il ripescaggio di una misura già proposta e poi abbandonata: tre aliquote Irpef  al posto delle cinque attuali. Non si sa però quali siano queste aliquote. “Le più basse possibili” dice Tremonti, perché “sono il miglior investimento per ridurre l’evasione fiscale“. Va solo ricordato che all’inizio del 2010 Berlusconi aveva proposto addirittura un sistema a due aliquote che avvantaggiava soprattutto i redditi alti.

Niente agevolazioni a chi ha il Suv

La priorità però è incrementare le entrate. Oltre al recupero dell’evasione il ministro pensa a un taglio mirato delle agevolazioni: “Nella spesa fiscale c’è un enorme catalogo di voci e regimi di favore, ci sono 471 voci di esenzioni che valgono in totale 150 miliardi in totale, si tratta di un magazzino da rivedere”. Perché, continua, “non è giusto dare assegni a quelli che non hanno ragione di riceverli”. Le agevolazioni, ha riassunto Tremonti, “vanno tolte a quelli che hanno il gippone“.

Tagli ad auto e aerei blu

Tremonti parla anche di “molti costi della politica da ridurre”. Le retribuzioni di politici e manager pubblici devono rientrare “nella media europea“. In una battuta “meno aerei blu e più Alitalia. Sto per partire per Bruxelles ma devo andare con un aereo di Stato perché non so a che ora tornerò. Ma oggi ho volato Alitalia”. (A.D.M.)

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