Torna lo spettro della patrimoniale: “I Paesi in crisi si tassino”

La banca centrale tedesca paventa anche il rischio di una bolla immobiliare in Germania

"In una situazione d’emergenza, per uno Stato nazionale che rischi il fallimento, una tassa patrimoniale può essere il male minore, e prima di chiedere aiuto ad altri paesi e alla Bce il contributo una tantum dei contribuenti non dovrebbe essere escluso". Con queste semplici parole Jens Weidmann, presidente della Bundesbank (la banca centrale tedesca), ha fatto riapparire lo spettro della patrimoniale, declinata nel prelievo forzoso sui conti correnti che da mesi, a partire dalla crisi cipriota di marzo 2013, aleggia sugli stati europei in maggiore difficoltà.

In una lunga intervista uscita sulle pagine della Frankfurter Allgemeine, Weidmann rilancia le critiche alla linea scelta da Mario Draghi alla guida della Banca centrale europea (Bce), affermando con forza i suoi dubbi sulle Outright monetary transactions, gli acquisti in quantità illimitata di titoli sovrani di Paesi dell’eurozona in difficoltà. Così la Bce, a suo giudizio, rischia di diventare ostaggio dei poteri politici.

TASSAZIONE FINANZIARIA – L’intervista di Weidmann è tanto più importante in quanto è uscita proprio in contemporanea con il vertice intergovernativo tedesco-francese a Parigi, e molti addetti ai lavori l’hanno letta come un monito alla cancelliera Angela Merkel e al presidente François Hollande. Nel summit, Francia e Germania hanno infatti annunciato che intendono raggiungere a maggio (nello stesso periodo delle elezioni europee) un accordo sulla tassazione finanziaria.

GERMANIA A RISCHIO BOLLA IMMOBILIARE – E Chissà che il nervosismo della Bundesbank non sia anche indirettamente provocato dalle continue voci sul concreto rischio di una bolla immobiliare pronta a scoppiare in Germania. Se infatti proprio uno studio della banca centrale conferma che l’economia teutonica corre (il governo tedesco ha rivisto le stime per l’anno in corso una settimana fa passando da una previsione iniziale dell’1,7% all’attuale 1,8%. Alcuni analisti si sono spinti oltre, parlando di un balzo del 2% contro lo 0,5% registrato nel 2013), la stessa analisi sottolinea l’allarme sui prezzi delle case, sovrastimati in linea generale del 25%, spinti dai forti investimenti esteri e dalla politica monetaria sui bassi tassi di interesse operata dalla Banca centrale europea. Nelle 125 città tedesche i valori delle case sono cresciuti del 6,25% nel 2013, oltre quanto possono supportare i fondamentali economici e demografici, ha ricordato la Bundesbank nella sua analisi mensile.

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