Tormentone Imu ‘per ricchi’: uno su quattro la pagherebbe, ecco chi

L'emendamento alla legge di stabilità punta a reintrodurla oltre un certo valore catastale

Le recenti vicende parlamentari hanno fatto ripartire il tormentone Imu: con un emendamento al decreto legge 102, i parlamentari del Pd hanno infatti tentato di rimodulare l’imposta reintroducendola per le case con rendita catastale superiore a 750 euro. Fra gli osservatori della politica di palazzo la mossa è stata interpretata più che altro come un tentativo da parte dei democratici di approfittare di un loro vecchiio cavallo di battaglia, la rimodulazione dell’imposta in luogo dell’abolizione, per "stanare" ulteriormente i ribelli del Pdl. Il partito di Berlusconi si è però ricompattato dietro un "no" secco. Quel che è certo la strada per arrivare nella legge di stabilità a un’eliminazione della seconda rata (prevista da un accordo politico ma in nessun modo finora messa nero su bianco in un testo legislativo) sarà parecchio accidentata.
 
CHI DOVRA’ PAGARE – Stando ai dati del ministero, si tratterebbe di circa 4,6 milioni di case su oltre 19 milioni di alloggi considerati abitazione principale. Il problema nel pagamento nei fatti riguarda tre categorie catastali: la A/2 , la A/3 e la A/7. Quest’ultima però identifica le abitazioni indipendenti, e siccome si tratta di fatto di immobili di dimensioni medie di oltre 150 metri quadrati finirebbero per pagare pressoché tutti. Le classi A/4 A/5 e A/6 invece identificano immobili di scarso valore e sarebbero pressoché tutti esentati. Limitando l’analisi alle due categorie A/2 e A/3 abbiamo simulato il calcolo di quale sia la dimensione cui corrisponde una rendita di 750 euro. A Roma e a Milano equivale ad un monolocale di 36 metri, a Torino bastano 33 metri, mentre a Napoli sale a 48 metri ed a Palermo a 96. Nella categoria A/3, dove la percentuale di immobili esenti sarebbe molto maggiore, a Roma bastano 41 metri per dover pagare l’Imu, a Milano 55 mentre a Palermo si sale a 139.
 
RIMODULAZIONE SUL REDDITO – Dal ministero delle Finanze hanno anche fatto delle simulazioni di rimodulazione dell’imposta basate non sul valore catastale ma sui redditi dichiarati. Ma il metodo ha dei limiti evidenti, due su tutti: intanto i redditi sono quelli dichiarati e non quelli reali, fattispecie che permetterebbe a chi evade l’Irpef di aver un vantaggio anche sull’Imu. Il secondo è che appare improprio applicare un’imposta patrimoniale basandosi su criteri che esulano dal valore patrimoniale oggettivo mettendo nel mirino il reddito.
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