Tobin tax, l’Europa si spacca. La tassa che può salvare l’economia rischia di non decollare

Otto paesi "minori" si oppongono alla tassa sulle transazioni finanziarie che frena le speculazioni. Con 1 euro ogni 1.000 scambiati si incasserebbero 60 miliardi all'anno

Sembrava fatta. La volevano in tanti, e di quelli che contano, come Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, o i leader delle principali economie europee, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy. Anche Mario Monti si è detto favorevole purché si “proceda ad una valutazione più approfondita”. Ma a quanto pare la Tobin tax, la tassa sulle transazioni finanziarie, non s’ha da fare. Si è messo di traverso un manipolo di paesi dell’Eurozona, economie “minori” ma necessarie per raggiungere il pieno accordo.

Così alla riunione dell’Ecofin, l’organismo che riunisce i ministri dell’Economia di tutti i paesi della Ue, l’accordo sulla Financial Transaction Tax (Ftt) – comunemente conosciuta come Tobin tax – non è stato raggiunto. La tassa, su cui si discute in Europa da diversi mesi, dovrebbe entrare in vigore nel 2014.

Ma su 17 paesi che appartengono all’area-euro, 8 si oppongono. Guidano la cordata del “no” l’Irlanda e i Paesi Bassi, e con loro Lussemburgo, Slovacchia, Slovenia, Estonia, Malta e Cipro. In tutto fanno 32 milioni di abitanti, contro i 290 milioni degli altri 9 paesi – tra cui Germania e Francia – che sostengono la nuova tassa. Ma per l’introdurla serve l’unanimità.

Che cos’è la Tobin tax

La Tobin tax deve il suo nome all’economista americano premio Nobel James Tobin che la propose nel 1972 e prevede un prelievo fiscale minimo su tutte le operazioni di Borsa (acquisti o vendite di azioni e obbligazioni ma anche strumenti derivati, opzioni e futures).

Nella versione approvata dall’Europa, la Ftt si applicherebbe alle transazioni finanziarie in cui almeno una delle parti (banca, società finanziaria ecc.) ha sede nella Ue o nello Stato che adotta la tassa. L’aliquota del prelievo potrebbe variare da paese a paese, ma l’orientamento comune è una base dello 0,1% sul valore di ogni transazione (tranne che per i derivati per i quali l’aliquota scende allo 0,01%).

Si tratta di un’imposta “ad alta efficienza” perché pesa pochissimo sulla singola operazione ma produce un gettito enorme. Secondo i calcoli della Commissione europea, con queste aliquote, ai valori di scambi attuali, entrerebbero nelle casse europee 57 miliardi di euro all’anno. Per gli Stati membri questo significa una netta riduzione dei contributi che versano alla Ue: solo per l’Italia il risparmio potrebbe aggirarsi sui 6 miliardi di euro, il valore di una pesante manovra economica.

Un cane da guardia per gli speculatori

Lo scopo della Tobin tax, oltre che fare cassa, e quella di mettere al riparo il mercato dalle ondate speculative. Le transazioni a breve termine (comprare un titolo e rivenderlo poco dopo speculando sulla differenza di prezzo) rendono instabili i prezzi. Questo si riflette anche nel lungo termine con gravi danni per il mercato finanziario.Una tassa sulle transazioni scoraggerebbe le speculazioni-lampo degli operatori ad alta frequenza contribuendo a una maggiore stabilità del mercato. Certo, colpirebbe anche i piccoli risparmiatori che investono in borsa ma con un prelievo impercettibile: 1 euro di imposta ogni 1.000 scambiati.

Il principale problema della Tobin tax sta nel fatto che, per la sua stessa natura, non può essere applicata da una sola nazione. Ormai chiunque può vendere e comprare titoli dalla sua scrivania con con pochi click sulla Borsa di Londra e Francoforte, ma anche New York o Tokyo. E’ chiaro che se il prelievo non è esteso almeno a livello continentale tutti gli investimenti si sposterebbero su altre piazze esenti (è il motivo, ad esempio, per cui si oppone l’Irlanda: teme che gli investimenti si spostino sulla vicina Inghilterra che non appartiene all’euro e non introdurrà la Ftt).

La partita non è ancora chiusa definitivamente. Se ne riparlerà a fine mese, all’Ecofin di Copenhagen, ma le premesse non sono delle migliori e l’Europa sembra irrimediabilmente divisa. Una pacchia per gli speculatori. (A.D.M.)

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