Ticket d’ingresso in tribunale, aumentano i costi delle cause civili e tributarie

85 euro per una separazione giudiziale prima gratuita, ma solo 100 euro in più per un risarcimento danni da 60mila euro. Con la manovra aumentano i costi per il ricorso al giudice. Ma non abbastanza per disincentivarlo

Rivolgersi al giudice per recuperare un credito, chiedere il divorzio o anche contestare una cartella esattoriale costerà di più. Un’altra novità introdotta dalla manovra economica appena varata dal governo riguarda il contributo unificato, ovvero il ticket d’ingresso, che aumenta per le cause civili e davanti ai giudici di pace e viene introdotto per la prima volta anche per le cause tributarie.

Si nota soprattutto l’introduzione del ticket per azioni giudiziarie che prima erano gratuite come le cause di separazione tra coniugi: 37 euro se la separazione è consensuale, 85 se è richiesto l’intervento del giudice. Non cifre da capogiro ma con un certo valore simbolico, soprattutto se si pensa al già alto peso economico di una separazione.

Ecco alcuni esempi di tariffe:

Contributo
attuale
  Contributo
post-manovra
  Causa di lavoro (per ottenere l’assunzione a tempo indeterminato) € 0 € 37
  Domanda di separazione giudiziale tra coniugi € 0 € 85
  Opposizione a una multa per infrazione stradale di € 300 € 33 € 37
  Causa di risarcimento danni per € 60.000 € 550 € 660
  Causa di risarcimento danni per € 600.000 € 1.221 € 1.466
  Opposizione al pignoramento immobiliare € 132 € 146
  Ricorso tributario per un’imposta di € 5.000 € 0 € 60
  Ricorso tributario per un’imposta di € 200.000 € 0 € 500

Un deterrente poco efficace

L’aumento del contributo ha una duplice funzione, almeno nelle intenzioni dei suoi promotori:

  una – la più ovvia trattandosi di tasse – e quella di fare cassa: il maggior gettito peraltro sarebbe destinato proprio agli interventi urgenti in materia di giustizia civile, amministrativa e tributaria;

  l’altra – più specifica – è quella di agire da deterrente per il contenzioso: in altre parole si spera che l’aumento del costo disincentivi il ricorso al giudice e riduca il numero di nuove cause che si aggiunge alla montagna di 5,6 milioni di procedimenti civili pendenti (una quota di queste maggiori entrate, peraltro, servirebbe da “premio di produzione” per il personale delle sedi giudiziarie che abbattono di almeno il 10% la mole di arretrato rispetto all’anno precedente). Ma per questo scopo “dissuasivo” gli importi sono probabilmente troppo ridotti. (A.D.M.)

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