Tfr e previdenza complementare, rischio fallimento

Per la Covip servono più informazione e incentivi fiscali

La previdenza complementare non decolla. La Commissione preposta alla vigilanza sui fondi pensione (Covip) denuncia, nella sua consueta relazione annuale, la scarsa propensione dei lavoratori a investire il proprio Tfr. Emerge, addirittura, la preoccupazione per il rischio di un fallimento dell’intera riforma.
Un rischio che il paese non può permettersi, perché senza il cosiddetto terzo pilastro, le future pensioni pubbliche non saranno più in grado di assicurare un reddito adeguato al costo della vita. Non ci si deve scordare che il passaggio verso il metodo di calcolo contributivo sarà in grado di garantire una pensione pari al 60% rispetto all’ultimo stipendio.
Per il successo e lo sviluppo della previdenza integrativa è necessario, secondo la Covip,
– investire di piu sull’informazione, la trasparenza e sulla formazione previdenziale dei lavoratori;
– migliorare alcune parti della riforma: 1) superare l’irreversibilità della scelta verso la previdenza complementare, 2) introdurre la portabilità dei contributi aziendali al fine di aumentare la concorrenza fra diversi prodotti finanziari; 3) sviluppare nuovi strumenti finanziari come i fondi territoriali; 4) migliorare la leva fiscale, attraverso una maggiore detraibilità annuale e una fiscalità più bassa dell’attuale.

Tfr e previdenza complementare, rischio fallimento