Manager pubblici, stipendi senza limiti

Mentre Obama blocca i superbonus per i dirigenti delle aziende salvate dallo Stato, in Italia non passa il "tetto" di 350 mila euro


Strane coincidenze
nella cronaca di questa crisi globale. Coincidenze che fanno pensare, ad esempio, che tra Italia e Usa c’è di mezzo proprio l’oceano. Succede infatti che i due paesi si trovino ad affrontare in contemporanea lo stesso problema: quello dei compensi milionari ai manager di aziende pubbliche o di colossi privati salvati con denaro pubblico. Ma con esiti diametralmente opposti.

La scure di Obama…

Obama ha appena definito “oltraggiosi” i superbonus che Aig, il gigante delle assicurazioni americano, vuole pagare ai suoi dirigenti. Nel settembre 2008 la compagnia è stata salvata dal crack con un intervento statale di circa 170 miliardi di dollari. A distanza di soli sei mesi quegli stessi manager che l’avevano portata sull’orlo della bancarotta sono stati “ricompensati” con degli extra per un valore complessivo di 165 milioni. E altri 285 sono previsti.

Ma il presidente Obama ha parlato di “scandalo” e ha chiesto “ogni misura legale” per bloccare i bonus. Anche se dopo l’intervento di salvataggio lo Stato controlla l’80% di Aig, questo non basta a garantire il blocco: i contratti che prevedono i bonus, infatti, sono stati firmati prima della nazionalizzazione. La Casa Bianca però può agitare lo spauracchio degli altri 30 miliardi promessi all’Aig. Un ricatto per qualcuno, ma un semplice atto di giustizia per la maggioranza degli americani indignata per questo ennesimo affronto delle bad company.

… e i rinvii di casa nostra

Altra musica, invece, su quest’altra sponda dell’oceano. Non passa alla Camera la proposta della Lega di stabilire un tetto di 350 mila euro ai compensi di dirigenti di banche o imprese che ricevono fondi pubblici come misura anticrisi (ad esempio i Tremonti bond). La proposta è stata considerata inammissibile perché “fuori tema”: era stata inserita in un decreto legge di altro contenuto (il pacchetto anticrisi-bis). E dire che i precedenti di norme “intruse” non mancano.

La questione è ancora più strana se si pensa che un tetto per i superstipendi dei manager pubblici c’è da tempo ed è anche più basso: il governo precedente aveva fissato come limite massimo lo stipendio del primo presidente della Corte di cassazione (oggi di quasi 290 mila euro annui lordi). Ma nel giugno scorso l’attuale esecutivo ha congelato il provvedimento in attesa di fissare le modalità pratiche di questi tagli. Regolamento attuativo che a tutt’oggi non c’è. Insomma non sembra una priorità dell’agenda politica. E per ora da noi gli stipendi dei dirigenti pubblici continuano a non avere limiti. Nessun presidente sembra scandalizzarsi per questo. (A.D.M.)

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