Un solo Election Day per aiutare l’Abruzzo – Lo chiede “La Voce”, farebbe risparmiare almeno 172 milioni. Di’ la tua.

Lo chiede "La Voce", farebbe risparmiare almeno 172 milioni. Di' la tua.


La proposta di indire un unico Election Day a giugno ha fatto irruzione dibattito politico. All’Unità hanno addirittura lanciato una petizione mentre il ministro degli Interni Maroni è contrario all’accorpamento delle date elettorali. 
Si tratterebbe, lo ricordiamo, di far votare i Referendum nella stessa data di Amministrative ed Europee, il 6-7 giugno. Finora era stato un calcolo puramente politico – di interesse – quello che impediva di scegliere questa soluzione.
Dopo il terremoto in Abruzzo, riprendiamo la proposta di La Voce.info, che comporterebbe un risparmio di 172 milioni di euro (più 200 di costi indiretti) da destinare alla ricostruzione.

Ecco il testo del comunicato:

“La redazione de lavoce.info partecipa al dramma della popolazione colpita dal terremoto e al lutto di chi ha perso i propri affetti, i parenti, gli amici.
Le calamità naturali richiedono la mobilitazione tempestiva di ingenti risorse per i primi soccorsi e per la ricostruzione.
Il Governo, sino a questo momento, ha stanziato 30 milioni di euro. Una goccia nel mare. In questi tempi di crisi è difficile reperire risorse.

Facciamo nostra una proposta che ci arriva da un gruppo di lettori che vivono all’estero: chiediamo che il Governo non esiti nel raggruppare le tre scadenze elettorali di giugno stanziando subito per le aree disastrate i risparmi derivanti dal loro accorpamento in un unico election day. Si tratta, secondo il ministro Maroni, di 172 milioni di euro (la nostra stima, analoga, aggiunge 200 milioni di costi indiretti sostenuti dalle famiglie). Siamo certi che tutti gli italiani apprezzeranno l’uso di queste risorse e potranno essere incoraggiati dallo stesso Governo e dai media a devolvere allo scopo quanto risparmieranno personalmente con l’election day.

Ricordiamo che per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli (1976) lo Stato spese una cifra pari a 10 miliardi di euro, per quella dell’Irpinia (1980) 32 miliardi, per quella in Umbria e Marche (1997) 4 miliardi.
Alla luce di questa catastrofe, in cui edifici recenti sono crollati come castelli di carte, è fondamentale rivedere il “piano casa“: questo riduce i controlli formali ex ante e non rivede affatto il sistema dei controlli sulle opere in costruzione e completate. Alle Regioni il compito, nel recepire il piano, di tenere alta la guardia sul rispetto dei requisiti antisismici, imponendo controlli sui cantieri e ad opere completate“.

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