Tax freedom day: gli stipendi 2014 in tasse fino al 22 giugno

Si allunga di due giorni rispetto al 2013 il termine fino a cui si lavora solo per il fisco

Nel 2014 la "liberazione fiscale" arriverà il 22 giugno, fino ad allora si lavorerà solo per pagare tasse e contributi, e solo di lì al 31 dicembre si inizierà a guadagnare per sé e la propria famiglia. In poco più di 10 anni il "termine" si è spostato in avanti di 18 giorni. Ormai sui contribuenti onesti grava una pressione fiscale ‘reale’ che arriva al 54%, un carico che non ha eguali in quasi tutta Europa. Rispetto al 2013 il "tax freedom day" scivola in avanti di altri due giorni, e viene fissato in calendario dopo 164 giorni di lavoro, oltre cinque mesi di stipendio andati allo Stato.
 
Una vetta mai toccata prima, che deve il suo primato al forte aumento registrato in questi ultimi anni dalla pressione fiscale: infatti, nel 2013 ha toccato il record storico del 44,4% del PIL, un livello mai raggiunto in passato. Si pensi che dal 1980 al 2013 il carico fiscale è aumentato di ben 13 punti. Nel 1990 giorno di liberazione cadeva il 20 maggio, nel 2004 il 28 maggio, poi ha continuato a salire senza sosta.
 
IL FREEDOM TAX DAY – Lo ha individuato l’Ufficio studi della CGIA, che ha preso in esame il dato di previsione del Pil nazionale e lo ha suddiviso per i 365 giorni dell’anno, ottenendo così un dato medio giornaliero. Successivamente, il gettito di imposte, tasse e contributi che i contribuenti versano allo Stato è stato rapportato al Pil giornaliero, ottenendo il cosiddetto “giorno di liberazione fiscale” che, per il 2014, “scoccherà” il prossimo 22 giugno.
 
CALCOLO PER DIFETTO – Il calcolo si basa sull’assunto che tutti i cittadini paghino le tasse che gli spettano. Ma la realtà è ben diversa, come sottolinea la Cgia: "se dal Pil nazionale storniamo la quota di economia sommersa che viene conteggiata a seguito di una convenzione internazionale recepita da tutti i Paesi, è possibile calcolare la pressione fiscale “reale” che grava sui contribuenti “onesti”. Per l’anno in corso, la pressione fiscale “reale” si attesta ad un valore massimo del 53,8%. Ebbene, con questo livello di tassazione il giorno di liberazione fiscale per i contribuenti fedeli al fisco oltrepassa abbondantemente la metà dell’anno e si attesta al 16 luglio.
 
E IN FUTURO? – Secondo Confesercenti "Le previsioni ‘tendenziali’ (quelle che diventeranno realtà se non si farà nulla) ci dicono
che la ‘maledizione’ del 44% ci accompagnerà almeno fino al 2017. Certo, le tasse, in una società civile, sono il prezzo da pagare per i servizi pubblici, come la legge e l’ordine pubblico, l’istruzione, la salute, la manutenzione delle infrastrutture.
Ma, se ci deve essere una qualche corrispondenza fra tasse e servizi, fra prelievo e spesa, allora occorre chiedersi come possa spiegarsi una realtà che vede il nostro paese:
– al primo posto in Europa nel “total tax rate” (somma delle imposte sul lavoro, sui redditi d’impresa e sui consumi), con un 68,3% che ci vede quasi doppiare i livelli di Spagna e Regno Unito e ci colloca bel oltre quello della Germania (46,8%);
– ai più alti livelli europei quanto a numero di ore necessarie per adempiere agli obblighi fiscali (269): 2,5 volte il Regno Unito, il doppio dei paesi nordici (Svezia, Olanda e Danimarca) e della Francia, un terzo in più rispetto al Germania;
– in coda, fra i paesi Ocse, nella graduatoria di efficienza della Pubblica Amministrazione, con un valore (0,4) pari a un quarto di quello misurato per la Germania e il Regno Unito".

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