Tasse e pagamenti, l’ingovernabilità costa 600 euro in più a famiglia. Ecco i calcoli

Iva, Tares, Imu per le imprese: è in arrivo una pioggia di aumenti insostenibili per l'economia e le famiglie italiane. Urge un intervento per scongiurarli

L’ingovernabilità ha un costo. Non solo politico, ma anche economico. E non riguarda soltanto i grandi numeri del debito pubblico e dello spread ma proprio le tasche degli italiani. Ed è anche quantificabile: in media 585 euro in più a famiglia, che si aggiungono alla stangata già arrivata nel 2012. Lo calcola come di consueto l’Ufficio studi della Cgia di Mestre sulla base all’aumento della pressione fiscale già previsto per quest’anno: tra aumento dell‘Iva e dell’Imu, introduzione della Tares e altre situazioni in sospeso.

Quello che è in arrivo è un aumento delle tasse per 14,7 miliardi e un mancato incasso per le imprese di quasi 90 miliardi. Per scongiurarli serve quanto prima un governo che intervenga su questi "automatismi" o su queste inerzie. Ma con il quadro politico uscito dalla elezioni sembra un’impresa ardua.

Tutti gli aumenti che fanno paura

L’associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre elenca i nodi da affrontare con urgenza per salvare il potere d’acquisto delle famiglie e la vita delle Pmi, le uniche in grado di creare lavoro oggi in Italia:

Aumento dell’Iva al 22%: in base a quanto previsto dalla legge di stabilità 2013 dal 1° luglio 2013 l’aliquota Iva ordinaria passerà dal 21 al 22%. Se non si riuscirà a evitare l’aumento, i consumatori dovranno sborsare 2 miliardi di euro in più per la loro spesa quotidiana, con evidenti riflessi negativi sui consumi (e quindi sullo stesso gettito fiscale).

Introduzione della Tares: sempre dal prossimo luglio entrerà in vigore la nuova imposta sui rifiuti e sui "servizi indivisibili" (illuminazione pubblica, manutenzione strade ecc.) che si calcola sulla base della superficie catastale dei locali. Per famiglie e imprese un aggravio di altri 2 miliardi di euro rispetto al 2012.

Aumento dell’Imu sui capannoni: passerà dal 60 al 65 il coefficiente moltiplicatore da applicare alla rendita catastale per calcolare la base imponibile dell’imposta municipale. Una stangata per le imprese.

Arretrati di pagamento della PA: le imprese che lavorano con la Pubblica amministrazione hanno un credito non riscosso tra gli 80 e i 90 miliardi di euro. E’ urgente sbloccare i pagamenti, il cui ritardo mina la liquidità delle aziende e la ripresa economica.

Irap e costo del lavoro: è altrettanto urgente intervenire sulla competitività del sistema paese abbassando l‘imposta sulle attività produttive e riducendo il cuneo fiscale, cioè la differenza tra quanto un’azienda paga per un lavoratore e quanto lo stesso lavoratore percepisce. Ma se ne parla da anni e probabilmente non sarà il governo che esce da questa maggioranza precaria a poter occuparsene.

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