Tasse illegali per oltre la metà degli Atenei. Italia sul podio delle università più care d’Europa

I Tar avviano i ricorsi. Gli atenei costretti ad alzare le rette per i tagli dei fondi ministeriali. Alla Lombardia il record delle università 'fuorilegge'

Trentasei università su sessantuno. Oltre la metà degli atenei italiani sono fuorilegge per carico di tasse inflitte agli iscritti. In base alla riforma delle università voluta dall’ex ministro Gelmini (art. 5 D.P.R. 306/97 ), la somma dei contributi di ogni singolo studente non dovrebbe superare il 20% dei fondi ministeriali (Ffo) stanziati per quell’ateneo, principale entrata delle università.
Ma non è così. Dal Politecnico di Milano alla ‘Mediterranea’ di Reggio Calabria, dalla Iuav di Venezia a ‘L’Orientale di Napoli, anche se, a onor di cronaca, nell’elenco delle università che impongono gabelle oltre i limiti di legge prevalgono le località del Nord.
Un tesoretto fuorilegge sottratto dalle tasche degli studenti e da quelle delle loro famiglie, motivato dai tagli targati Gelmini-Tremonti, a seguito dei quali gli atenei, per fare cassa,  non hanno saputo fare altro che aumentare le tasse.

Il ‘salato’ boccone, tuttavia,  non è stato ingoiato da tutti senza battere ciglio: lo scorso anno gli universitari di Pavia fecero ricorso al Tar, che con la sentenza 02761/2011 condannò l’Ateneo a restituire agli studenti il surplus ingiustamente versato. E l’Unione degli Universitari (Udu) invita gli altri tartassati d’Italia a fare altrettanto. Il sindacato studentesco, infatti, ha dato mandato ai propri legali di procedere nel presentare nuovi ricorsi anche negli atenei di Modena e Reggio Emilia.

Soprattutto perché l’Italia è già ora il terzo paese europeo con le tasse più alte e la discriminazione sociale che esclude dalla formazione le fasce più deboli della società è un rischio concreto, da scongiurare. Secondo l’ultimo rapporto Ocse, inoltre, abbiamo la percentuale più bassa di studenti con borse di studio (il 20%) e la percentuale più bassa di residenze universitarie.
A livello europeo, infatti, se si eslcude l’Inghilterra che detiene il record delle rette più elevate (dove in media uno studente spende per ciascun anno accademico 1.859 euro, ma ha anche più chance di trovare subito impego, e ben retribuito), Francia, Germania e Spagna pretendono dai loro studenti molto meno di noi. Se infatti qui la media è di 1.017 euro, in Spagna si scende a 795, in Francia si oscilla fra i 160 e i 490, e in Germania da 500 a semestre a nulla. 

Specialmente in un contesto di crisi economica e di aumento delle disuguaglianze interne, l’impegno a garantire la migliore e maggiore formazione possibile per gli studenti universitari, dovrebbe essere una priorità.

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