Tassa di soggiorno, la rivolta degli albergatori

In mancanza del regolamento attuativo i Comuni potranno chiedere fino a 5 euro per ogni notte

Non si danno per vinti. Gli albergatori italiani si dicono pronti a presentare centinaia di ricorsi contro i sindaci. Sul banco degli imputati c’è la tassa di soggiorno. L’imposta varata dal governo Berlusconi nell’ambito del decreto sul federalismo municipale e permette ai Comuni di introdurre un tributo da 1 a 5 euro per ogni notte trascorsa in qualsiasi struttura ricettiva.

Il provvedimento, secondo le intenzioni dell’esecutivo, dovrebbe restituire ai comuni parte delle risorse tolte a causa dell’abolizione dell’Ici.  La prossima settimana scade il termine entro il quale il governo si era impegnato di definire un regolamento attuativo che ponesse delle direttive circa l’uso dell’imposta e su come utilizzare i soldi incasseranno dai turisti.

Senza, ovvero dal prossimo 6 giugno, le amministrazioni locali potranno agire in autonomia ed esigere la tassa. E molte località turistiche hanno già approvato il bilancio 2011 sapendo che avranno per sei mesi la possibilità di batter cassa.
Ma gli albergatori non ci stanno. Nel timore di contestazioni perché molti operatori hanno già venduto pacchetti di soggiorno e non vogliono integrare il costo della nuova tassa. Secondo il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, “Il regolamento che ci aveva promesso il ministro Brambilla avrebbe dovuto dire con precisione che i soldi andavano spesi per migliorare le strutture destinate al turismo. Così, invece, finiranno nel calderone generale del bilancio. Ma faranno i conti con i nostri ricorsi”.

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