Tassa sull’equo compenso, arrivano i primi aumenti

I produttori mettono mano ai listini. Le somme prelevate andranno alla Siae

La tassa è entrata in vigore il 23 marzo scorso per effetto del decreto Bondi. Il provvedimento prevede che sul prezzo di vendita di tutti i dispositivi dotati di una memoria (computer, mp3, smartphone, ecc) sia prelevata una somma a favore della Siae, l’ente pubblico che ha il compito di tutelare e retribuire il diritto d’autore.

Questo prelievo rappresenta il “compenso” forfettario per il fatto che l’utente può usare quelle tecnologie per riprodurre musica o video (anche regolarmente acquistati) per uso personale (la cosiddetta “copia privata“).

Una sovrattassa che ha indotto molte aziende di prodotti tecnologici a ritoccare i listini. Per esempio la Apple, l’azienda più cool del momento, ha aumentato tutti i prezzi: l’iPod classic da 160 gb e balzato a 247 euro (dai 229), lo shuffle da 2 gb è più caro del 10%. In media il ritocco è stato dai 3 ai 18 euro. Questa tassa, definita come equo compenso, è una specie di risarcimento preventivo per le possibili violazioni del diritto d’autore che i prodotti dotati di memoria sono in grado di realizzare.
Contro il provvedimento sia le associazioni dei consumatori sia quelle dei produttori informatici hanno presentato ricorso al Tar del Lazio, sostenendo l’illegittimità della misura. Altroconsumo ha avviato un’azione all’Unione europea per violazione delle norme sugli aiuti di Stato.

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