Tassa di soggiorno, la rivolta degli albergatori: “una stangata per i turisti”

Fino a 5 euro in più a notte per persona. E minacciano una chiusura in occasione dei festeggiamenti per l'Unità d'Italia. Ecco perché

L’edificio del federalismo municipale non è ancora terminato e una delle sue colonne comincia già a scricchiolare. La tassa di soggiorno non piace agli albergatori, che minacciano uno sciopero (o meglio, una serrata) il prossimo 17 marzo, giorno di celebrazione dell’Unità d’Italia. Per quella data si prevedono oltre 2 milioni di prenotazioni nei 34mila alberghi italiani e la protesta si tradurrebbe in una perdita per il fisco di circa 100 milioni di euro tra imposte dirette e indirette.

Il consiglio direttivo della Federalberghi-Confturismo ha dichiarato lo stato di agitazione della categoria in vista dell’introduzione di un’imposta comunale a carico dei turisti in base alle notti trascorse in albergo o in altre strutture ricettive. Non è ancora chiara la reale entità del tributo: si parla di una percentuale del costo-notte o di una tariffa variabile tra gli 0,5 e i 5 euro.

Piace ai sindaci ma non agli albergatori

L’imposta fa gola chiaramente ai sindaci: l’Italia, con 238 milioni di notti all’anno, è al secondo posto in Europa (dopo la Spagna) per ricettività alberghiera. Un’imposta da 2,5 euro a notte, cioè a metà fra il minimo e il massimo, equivale a un introito di 600 milioni di euro per le casse comunali. Chiaramente non distribuiti uniformemente tra i comuni italiani: i centri a vocazione turistica sarebbero decisamente avvantaggiati da questa tassa.

Di diversa opinione ovviamente gli albergatori, per i quali l’imposta è solo un onere: li trasforma in sostituti d’imposta per conto dei clienti (cioè tocca a loro prelevare l’imposta col prezzo della camera e poi versarla allo Stato) e soprattutto rischia di danneggiare seriamente il mercato, già in crisi in questo periodo difficile periodo per l’economia nazionale.

Secondo l’associazione dei consumatori Adoc la tassa si ripercuoterebbe pesantemente anche su turismo più economico dei bed&breakfast: anche con un solo euro a persona per notte, al prezzo medio di 35 euro, “una famiglia di quattro persone potrebbe spendere in futuro, per un weekend, circa il 22% in più di quanto spenderebbe oggi”. Senza aggiungere i rincari per le visite ai musei, i taxi da e per gli aeroporti, e anche il caffè al bar, che nell’ultimo anno, secondo l’associazione, è aumentato del 5,5%.

Una tassa senza “controllo”

Un’ultima perplessità sull’equità di questa imposta. Il federalismo dovrebbe puntare a creare un legame diretto tra i cittadini-contribuenti e gli enti locali. In altre parole: pago le tasse nel mio comune, verifico come vengono utilizzati i soldi e alle prossime elezioni comunali decido se premiare o no col mio voto l’amministrazione. Ma una tassa di soggiorno, per definizione, spezza questo legame perché i turisti non votano nel comune in cui pagano. E non avranno mai modo di verificare che fine fanno i loro soldi. (A.D.M.)

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