Tasi senza sanzioni. Lo statuto del Contribuente difende i ritardatari

Legge 'incerta'. E il Governo apre all'idea di non sanzionare i ritardatari e chi commette errori di calcolo

Chi sbaglia, non paga. Ovvero, eventuali calcoli errati o ritardi nel pagamento della prima rata Tasi 2014 non comporteranno sanzioni né Interessi a carico del contribuente. L’eccezione alla regola è garantita dall’articolo 10 dello Statuto dei diritti del contribuente, che escludende il cittadino da eventuali provvedimenti sanzionatori, qualora le violazioni commesse da quest’ultimo siano determinate da omissioni o errori della pubblica amministrazione o da condizioni di obiettiva incertezza circa il campo di applicazione di una specifica norma tributaria.

Lo ha riconosciuto il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, che ne ha avallato la possibile applicazione in occasione delle risposte al Question Time alla Camera.
La scadenza, già rinviata con un emendamento inserito nel Dl Irpef, è fissata per lunedì 16 giugno e coinvolge meno di 2.200 città, chiamate a versara la prima rata della Tasi, pari al 50% dell’imposta dovuta sulla base delle aliquote stabilite dal Comune con le delibere pubblicate sul sito Internet delle Finanze entro il 31 maggio scorso.

Dall’analisi degli atti comunali realizzata dall’Ufficio Studi della Confedilizia, è emerso che un quinto dei Comuni ha deciso di non applicare del tutto la Tasi o di non applicarla agli immobili diversi dall’abitazione principale.

La ripartizione del tributo tra proprietari e inquilini, per quanto riguarda gli immobili locati, contribuisce a rendere  vieppiù ostico il provvedimento. L’associazione della proprietà edilizia segnala che quasi il 40% dei Comuni ha deciso di far gravare sui proprietari la quota minima di tributo consentita dalla legge (70%), lasciando il 30% a carico degli inquilini; un altro 40% circa ha invece stabilito di applicare ai locatori la misura massima (90%) e agli inquilini quella minima (10%). I restanti Comuni hanno scelto suddivisioni diverse (80-20, 75-25 ecc.).
Alcuni Comuni hanno preso una decisione non conforme alla legge – che prevede che sull’occupante gravi almeno il 10% del tributo – e hanno attribuito l’intera Tasi al proprietario. 

Un vero ginepraio, che ha sollevato l’appello dei Caf, i centri di assistenza fiscali alle prese con un imbuto di pratiche, affinché il Governo rinvii la scadenza. Mentre i contribuenti si aspettano che quanto meno siano ‘perdonati’ ritardi ed errori.

STATUTO DEI DIRITTI DEL CONTRIBUENTE – COS’E’ 

Con Statuto dei diritti del contribuente, si indica, nell’ordinamento giuridico italiano, una serie di disposizioni normative, emanate con la legge 27 luglio 2000 n. 212 poste appunto a tutela dei contribuenti, nei confronti del fisco.
Tra i principi fondamentali si segnalliamo:        

  •  non-retroattività: contemplata nel diritto penale, anche al contenzioso tributario è esteso il principio per il quale l’efficacia di una norma tributaria decorre successivamente alla sua approvazione e pubblicazione.

  •  no taxation without representation: non si possono estendere tributi esistenti o imporre nuovi tributi per decreto, senza una votazione parlamentare (art. 4).

 •  termini perentori a pena di nullità per la notifica, prescrizione e produzione di documenti (minimo 30 gg).

 •  limitazione dell’onere della prova: è nulla ogni norma che obbliga il contribuente a tenere prova dei pagamenti per un periodo superiore a dieci anni (art. 8, comma 3); l’amministrazione tributaria non può chiedere al cittadino di produrre documenti o informazioni di cui sono già in possesso altri organi della pubblica amministrazione; deve concedere almeno 30 giorni per produrre qualsiasi documentazione.

  •  principio di correttezza e buona fede: non possono essere irrogate sanzioni se non in presenza di violazioni sostanziali, ossia se non esiste debito di imposta; se i ritardi dipendono da errori dell’amministrazione oppure da un’oggettiva incertezza della legge.

Tasi senza sanzioni. Lo statuto del Contribuente difende i ritardatari
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